Come trasformo il gelato industriale in gelato

Con attenzione sfilo fuori dalla carne la mia anima, lo spirito che porto con me, che tutti o quasi portiamo con noi. Ne sfilo una parte e senza provare dolore ne strappo un pezzettino.

Entro nell’enorme laboratorio della fabbrica di gelato poco fuori Roma, sono ospite grazie a un amico per un progetto di qualificazione del prodotto industriale rispetto a quello artigianale. Insomma vogliono un parere.

Mi guardo intorno. L’ambiente è sterile, pulito, tutti hanno camici bianchi lunghi da medico e gli occhiali. Spingono pulsanti di un grosso macchinario, si apre una bocchetta di metallo da cui cola un composto in una grande tinozza piena fino all’orlo. Un monitor analizza i gradi Baumé e le percentuali di solidi inserite nella miscela. Tutto intorno sento suoni e meccanismi attivarsi.

Il mio amico mi presenta, gli operai mi salutano e un tipo dal camice blu scuro, a occhio il responsabile, mi chiede diretto cosa potrebbe dare un taglio più intimo, emotivo, al gelato prodotto in questo modo.

Lo guardo, guardo tutti i presenti e sento dell’aria soffiare forte attraverso un macchinario alle mie spalle per gonfiare il gelato.

Così decido di farlo, perché credo sia giusto. Quello che nessuno di loro racconterà.

Vado verso la grossa tinozza e avvicino la mano all’altezza del petto. Con attenzione sfilo fuori dalla carne la mia anima, lo spirito che porto con me, che tutti o quasi portiamo con noi. Ne sfilo una parte e senza provare dolore ne strappo un pezzettino. Tutti si muovono mi guardano e vedono questo lembo luminoso dalla mia mano finire nel grosso calderone con la miscela.

Alcuni ridono credendo fosse uno scherzo, altri in silenzio si guardano i piedi mentre il capo reparto con l’aria piccata mi ringrazia con un sorriso ironico e si congeda.

Ho saputo poi che in alcuni supermercati le vendite proprio di quella partita di prodotto sono aumentate per un breve periodo, per poi stabilizzarsi sul livello precedente.

È che il gelato industriale non ci interessa sia buono o cattivo. Il gelato industriale non ha anima.

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Andrea Fassi

Pronipote del fondatore del Palazzo del Freddo, Andrea rappresenta la quinta generazione della famiglia Fassi. Si laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali coltivando l’interesse per la scrittura. Prima di seguire la passione di famiglia, gira il mondo ricoprendo diversi ruoli nel settore della ristorazione ed entrando in contatto con culture lontane. Cresciuto con il gelato nel sangue, ama applicare le sue esperienze di viaggiatore alla produzione di gusti rari e sperimentali che propone durante showcooking e corsi al Palazzo del Freddo. Ritorna al passato dando spazio al valore dell’intuito invece dei rigidi schemi matematici in cui spesso oggi è racchiuso il mondo del gelato. Combina la passione per il laboratorio con il controllo di gestione: è l’unico responsabile del Palazzo del Freddo in qualità di Amministratore Delegato e segue la produzione dei locali esteri in franchising dell’azienda. In costante aggiornamento, ha conseguito il Master del Sole 24 Ore in Food and Beverage Management. La passione per la lettura e la scrittura lo porta alla fondazione della Scuola di scrittura Genius nel 2019 insieme a Paolo Restuccia, Lucia Pappalardo, Luigi Annibaldi e ad altri editor e scrittori. Premiato al concorso “Bukowsky” per il racconto “La macchina del giovane Saleri”, riceve il primo premio al concorso “Esquilino” per il racconto “Osso di Seppia” e due menzioni speciali nei rispettivi concorsi “Premio città di Latina” e “Concorso Mario Berrino”. Il suo racconto “Quando smette di piovere”, dedicato alla compagna, viene scelto tra i migliori racconti al concorso “Michelangelo Buonarroti”. Ogni martedì segue la sua rubrica per la scuola Genius in cui propone racconti brevi, pagine scelte sui sensi e aneddoti dietro le materie prime di tutto il mondo. Per la testata “Il cielo Sopra Esquilino” segue la rubrica “Esquisito” e ha collaborato con il sito web “La cucina italiana” scrivendo di gelato. Docente Genius di scrittura sensoriale, organizza con gli altri insegnanti “Il gusto per le storie”, cena evento di degustazione di gelato in cui le portate si ispirano a libri e film.

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