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“La figlia unica” di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera)

Ci sono molti modi di essere madri, visto che per amare un bambino e prenderci cura di lui o di lei non è necessario averlo partorito.

Questo è uno dei messaggi che emerge dalla lettura di questo libro che mi ha scioccato, fatto arrabbiare, fatto sorridere e fatto riflettere tutto insieme, come in una serie di giri di giostra sulle montagne russe.

Insomma nel mondo di oggi è ancora lecito aspettarsi che per le donne sia naturale fare figli, e in caso, le rinunce che le donne scelgono di subire le rendono contente della scelta fatta? Niente è scontato per le protagoniste del libo, dove per ognuna di loro la maternità è un’avventura non sempre piacevole.

Quando le favole si interrompono con il bacio di vero amore, sull’onda illusoria dell’“e vissero tutti felici e contenti” non ci dicono che il principe lasciava cumuli di piatti sporchi e si rifiutava di cambiare i pannolini. La vita vera, giustamente, è altro.

Per le due amiche messicane Laura e Alina, dopo un’intensa gioventù vissuta tra studi, viaggi all’estero e sperimentazioni amorose, la vita adulta ha due progetti diversi.

Laura vuole solo terminare il dottorato, vivere alla giornata e sopratutto non avere mai figli, al punto da chiudere un’intensa storia d’amore con un uomo che invece voleva una famiglia, e di sottoporsi alla legatura delle tube, una misura estrema e drastica per rendere chiaro al mondo intero che una donna è se stessa quando decide di non riprodursi, nel mondo di bambini ce ne sono già troppi, e averne un altro è un atto di autoindulgenza. Pensiamo di essere così speciali da replicarci.

Alina invece decide di sposarsi con Aurelio e di dare corpo al desiderio, sembra, di entrambi di avere un figlio, e quando il concepimento non arriva in maniera naturale, Alina si sottopone alla schiavitù dei cicli di fecondazione assistita, fino a quando non raggiunge l’obiettivo.

La gioia iniziale è sostituita da una serie di brutte notizie:la bambina ha delle malformazioni molto gravi, morirà poche ore dopo la nascita.

L’angoscia di Alina contagia anche Laura che comincia a seguirla tra esperti di tecniche di relax e psicologici specializzati in lutti pre e post natali.

Tutto cambia quando la piccola Ines, destinata ad essere poco più di un sogno fatto di parole amorose e diari strappalacrime, è decisa a non morire. E’ una bambina con handicap, questo sì, e quindi difficile da seguire. Non più la bambolina immaginata e desiderata per essere lasciata andare appena nata, ma una bambina fatta di bisogni, esigenze che possono rendere molto difficile la vita ai due genitori, in particolare alla madre. Una ginecologa le dà un farmaco che può provocarne la morte, in maniera del tutto serena, basta mescolarla al latte. E’ una scelta possibile, una via di fuga indolore da questa maternità inaspettata e troppo, troppo impegnativa.

Laura osserva la vita e la personalità di Alina cambiare, presa dal bisogno di sentirsi madre di una bambina che, quasi vergognandosi, rifiuta, ed è divisa tra responsabilità e amore materno che non è affatto scontato, come ci dicono da millenni.

Contenta della sua scelta di non avere figli Laura si scontra con Nicolas, il figlio della vicina Doris, un bambino problematico e violento, che assume con la madre gli stessi atteggiamenti aggressivi del padre morto. La convivenza tra Doris e Nicolas è costellata di insulti e lanci di oggetti, tanto che la madre si rifugia nella depressione e nel rifiuto. Sarà Laura, in modo inaspettato, a legarsi a Nicolas, a portarlo a scuola e al parco, a prendere un gelato e ad aiutarlo con i compiti, e tra i due nascerà un legame profondo, tipico di chi si sente senza patria, senza un preciso posto nel mondo.

Quindi chi è la madre di un bambino, chi lo mette al mondo, o chi decide di amarlo più di quanto ami le sue aspettative su di lui? E’ facile amare un bambino sano, bello e simpatico. Non lo è altrettanto se il bambino non corrisponde ai desideri.

Il cammino di Laura e Alina torna ad incrociarsi con i loro racconti di maternità differente. Alina ha accettato che sua figlia Ines possa amare la sua babysitter più di quanto ama lei, che non riesce a sacrificare se stessa in nome della maternità, e Laura

forse, ha scoperto nuove forme d’amore.

Nessuna aspirante madre sa, pur avendolo desiderato, se saprà amare il bambino che avrà, un piccolo essere che appartiene a se stesso, con preferenze e desideri lontani da quello che ci saremmo augurati per lui o per lei.

Guardare un neonato mentre dorme significa contemplare la fragilità dell’essere umano. Osservo il neonato che ho davanti a me, la faccia distesa e polposa, il filo di latte che scorre da un angolo delle labbra, le palpebre perfette, e penso che ogni giorno uno dei bambini che dormono in tutte le culle del mondo cessa di esistere.

Si spegne senza fare rumore come una stella persa nell’universo, tra migliaia di altre che continuano a illuminare l’oscurità della notte, senza che la sua morte sconvolga nessuno eccetto i suoi parenti più stretti.

Vedo questo neonato che dorme avvolto nella sua tutina verde, con il corpo completamente rilassato, la testa di lato sul piccolo guanciale bianco e desidero che rimanga vivo.

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