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Publio Virgilio Marone

Dopo una permanenza di otto anni a Roma per completare gli studi di retorica, Virgilio fa ritorno ad Andes, il villaggio natale, nel mantovano. In questo bucolico angolo di mondo sente il mistero della natura che vive in gesti semplici e solenni: cammina lungo il corso sinuoso del Mincio tra lo stormire dei pioppi, guarda brucare il gregge all’ombra del faggio, segue con passo lento il contadino che spinge il gioco sul solco e indugia dietro la casa, nell’orto, dove ronzano le api. Presto però lo raggiungono gravi notizie. Per non suscitare pericolosi malumori nell’esercito impegnato nelle battaglie in Macedonia, si deve procedere alla confisca dei beni privati e alla distribuzione delle terre come ricompensa ai veterani di Cesare. Gli espropri si estendono ai territori di Mantova. Un giorno la casa sulla collina è invasa dalla gente del soldato a cui è toccata in dono. Virgilio si sente forte delle rassicurazioni di Ottaviano e della promessa che le sue terre sarebbero state risparmiate, manda avanti i domestici, al sicuro, e resta a difendere il suo diritto. Il centurione Arrio, il nuovo proprietario, impugna la spada, e lo minaccia di morte. Virgilio può aver salva la vita solo con la fuga, probabilmente passando il Mincio a nuoto. Nella fuga, devono essergli compagni i genitori. Nella figura di Enea fuggiasco con il padre sulle spalle riecheggia forse un suo ricordo personale. Virgilio si ferma non lontano da Roma, in una villa già abitata dal suo maestro Sirone. Salutando la nuova dimora, affida ad essa il suo destino e quello dei suoi cari. Nelle Ecloghe esprime il suo rimpianto, ma a Roma trova il conforto dei vecchi amici che salutano con festa il suo ritorno e lo ascoltano leggere i carmi con grande meraviglia. Tale grazia ed eleganza sono nuove nella poesia latina. Mecenate, protettore di poeti e artisti, ricchissimo, intelligente, raffinato ed elegante fino alla stravaganza è fra i più ammirati. Dice ad Ottaviano a cui è legato da stretta amicizia che ora ha un poeta per i giorni più grandi. La pubblica fama giunge poco dopo, con una rapidità insolita che quasi spaventa Virgilio. L’attrice Citheris dopo aver udito la lettura delle Bucoliche, ne è talmente scossa che dichiara di voler declamare la sesta Ecloga in teatro. Fin dai primi versi, la folla che assiste ne è presa. Il pubblico del grande anfiteatro balza in piedi e lo acclama, l’attrice lo chiama per nome, ma nessuno lo conosce. Cornelio Gallo indica su una gradinata un giovane che fa mostra di volersene andare. Virgilio non può più fuggire, la folla lo solleva come un trionfatore. Mecenate gli dona una bella casa sull’Esquilino, vicino alla sua sontuosa dimora.

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