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Come trasformo i quattro elementi in gelato, il fuoco

Vuoi un gelato. Adesso. Il gelato si vende non solo se buono, è un desiderio latente che arde come un fuoco mai spento fin dall’infanzia, da quella prima volta. Il crepitio alle volte arriva a scoppiettare in bocca e tu, qualsiasi età abbia, devi mangiare un gelato. Ti brucia dentro. Lo vuoi.

Esci di casa corri verso la tua gelateria, quella di sempre quella che ti ci portava mamma con nonno, che con buone probabilità è il Palazzo del Freddo. Il calore aumenta, è lì che ti supplica.

– Spegnimi!

E tu conosci un solo modo per spegnerlo, per quietare quell’arsura che inizia a ustionarti il petto e la gola fin su alla lingua che è un tizzone ardente ormai, il gelato.

Paghi di corsa. I gusti, devi scegliere i gusti ma non riesci a concentrarti temi di divampare in un’unica grande fiamma di desiderio.

– Mango e Cioccolata. – Lo sussurri che quasi non ti sente nessuno.

– Mango e Cioccolata. – Lo gridi di rabbia e ottieni il tuo gelato.

La lingua ha il primo fremito di fresco, di freddo, di gelo giù nel palato e il fuoco si acquieta. Lecchi assapori e rilecchi e il fuoco è spento. Butti il fazzoletto ma lo senti, tra le ceneri del desiderio c’è ancora calore; schegge ancora ardenti per il prossimo desiderio in un ciclo che non si esaurisce mai.

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