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Alessandro Manzoni esce di collegio

Uscito dal collegio e svincolato da maestri e pedagoghi dai quali, non di rado, ha ricevuto busse e scappellotti per le sue “idee irruenti”, il quindicenne Alessandro Manzoni va ad abitare nella casa del padre, il conte Pietro, cui è stato affidato dopo la separazione consensuale dalla madre, Giulia Beccaria.

Guardandosi attorno avverte il degrado dei nuovi potenti, parecchi approfittano scaltramente per arraffare onori e ricchezze. Milano si sta trasformando, sorgono edifici sontuosi nella cerchia cittadina e splendide ville per il fasto e gli agi dei nuovi arricchiti, che Manzoni giudica severamente: comprano senza scrupoli poderi confiscati alla Chiesa e mostrano uno sfrenato desiderio di oro e di piaceri. Pure lui cede alle tentazioni e confessa le sue licenze con “amaro morso”: gioca alla “roulette” nel Ridotto della Scala.

La casa paterna è tetra, l’atmosfera che vi si respira opprimente. Pietro Manzoni ha un caratteraccio, è incapace d’ispirare fiducia e affetto, pare avesse proprio quell’“ombrosa gelosia di comando” e quel particolare cipiglio per ottenere obbedienza, come certi principi seicenteschi. È più adatto ad altri tempi, le popolazioni del lago di Como, che li conoscono bene, parlano dei Manzoni come di “un’ira di Dio”. Alessandro sente la nostalgia della figura materna, gli manca la madre amata, di ventisei anni più giovane del padre, dalla quale si è staccato singhiozzando quando è dovuto entrare per la prima volta in collegio.

Per dimenticare la genovese Luisina, il primo amore, va a Venezia e si innamora di una nobildonna che lo respinge: “alla vostra età si va a scuola, non si fanno madrigali d’amore”. Mentre si spezzano questi idilli ostenta in alcuni scritti una misoginia intransigente, predica di non voler nodi né catene e fa propaganda di celibato.

Quando compie vent’anni la madre lo chiama a sé e Alessandro accorre. Felice di trovarsi con lei, decide di lasciare il padre solo a Milano e di restare a Parigi dove si accosta alla colta società di Francia. Giulia Beccaria gode dell’ospitalità più cordiale, è stata accolta con grande simpatia e questo lo avvantaggia. “Mia madre… è continuamente occupata ad amarmi, e a fare la mia felicità.

“Io non vivo che per la mia Giulia”.

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