fbpx

Contattaci |

+39 351 877 94 61

Orari: LUN – VEN 10:00/17:00 |

Come trasformo Pitagora in gelato

Il gelato artigianale è una matematica imperfetta.

Pitagora quindi, con buone probabilità, ne avrebbe disdegnato la produzione a favore di una calcolata, perfetta, lineare, scelta industriale.

Per il buon matematico i numeri sono l’essenza di tutte le cose. È seduto davanti a me, stufo del mio appassionato sorbetto algebrico, annoiato, perso su un iPad a sbeffeggiare le digressioni filosofiche ed emotive che tentiamo di estrapolare ingurgitando cibo. Analisi sensoriale, degustazione, aromi, ricordi, sentori.

– O mi date un’analisi matematica di quanto dite, del buono, del cattivo, di tutto questo parlare di gusto, oppure ogni parola avrà il peso di una piuma senza valore alcuno! Lo sento gridare.

– Ma allora, – chiedo – anche un prodotto industriale, pur se matematicamente bilanciato e svuotato dell’anima appassionata del gelatiere, potrebbe essere oggetto delle critiche del vostro genio matematico, qualora si muovessero critiche gastronomiche su di esso.

– Certo, non è mica il prodotto il problema, ma l’uomo! – Sussurra.

E ha ragione. I numeri dell’industria mancano di quell’imperfezione che il gelatiere artigiano chiama passione o creatività, eppure non sono più esplicativi del gelato artigianale. I numeri di cui Pitagora andrebbe all’avventura sarebbero ancor più esaustivi, la matematica del gusto uniformata per ogni palato. Una formula riassuntiva di ciò che è matematicamente buono o cattivo.

Pitagora si alza dalla panchina e si allontana, sa bene una formula del gusto sia un paradosso. È questo il bello del cibo, l’inesistenza di un giudizio definitivo e vero a tutti gli effetti. Anche se nel dubbio, io continuo a lavorare sul mio sorbetto algebrico.