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“Nella casa dei tuoi sogni” di Carmen Maria Machado (Codice edizioni)

La casa dei tuoi sogni non è propriamente un luogo fisico, è la sensazione di sicurezza e benessere quando riusciamo a stare con la persona che amiamo, in un rapporto sano, soddisfacente, di crescita e benessere reciproco.

E per questo è un sogno.

Forse esistono storie d’amore così, miraggi o desideri ai quali tendiamo la mano e che inseguiamo per tutta la vita, come falene attirate dalla luce, pronti a credere alle parole d’amore che sgorgano come acqua dolce per placare l’arsura.

Questo libro è il racconto di una relazione abusante tra due donne, deciso a rompere gli schemi che siano solo gli uomini quelli dai quali ci si deve difendere. Nel nostro immaginario di etero siamo certi che le relazioni tra persone dello stesso sesso non possano contenere propulsioni violente, tese a distruggere l’altro/altra.

È questo che accade nella casa dei tuoi sogni. Ogni specchio distorce la realtà e se cerchi la verità in un’immagine vedrai quello che lo specchio arbitrariamente vuole mostrarti. Una creatura goffa, incespicante, frustata e sovrappeso, mentre la tua fidanzata è sexy, bella, dolce e tu dovresti ringraziare tutte le divinità che riesci a pregare perché ti ha degnato di uno sguardo.

Carmen è un ragazzina cattolica, grassottella e sessualmente confusa, e ci mette un po’ prima di capire che le interessano le donne più degli uomini. Questa consapevolezza ha un suo grado di sconcerto, tuttavia è, come tutte le novità, piena di eccitanti possibilità.

Quando conosce la sua fidanzata ha già fatto il suo primo coming out, ha avuto varie storie con donne e sta capendo le diversità delle relazioni omo rispetto a quelle etero.

E lei, oh lei è bellissima, efebica, attraente, piena di grazia, ed esperta di arti marziali tutto insieme. E’ già impegnata ma molte relazioni iniziano con un legame precedente e con la confusione emotiva generata da un’attrazione potente.

Piano piano le cose cambiano e il legame tra le due diventa un vero fidanzamento, con tanto di presentazione alle rispettive famiglie. Però nella rosa c’è un verme, perché questa ragazza bellissima e fantastica è affetta da depressione bipolare, e da un certo punto in poi il loro stare insieme è un campo minato.

Bugie, fraintendimenti, scene di lanci di oggetti, braccia strette in una morsa, lividi, accuse di tradimento, piccole lesioni che nascondono esplosioni rabbiose difficili da raccontare, e poi quando lei torna serena ed è tutto un tubare, come se prima ci fosse stata una maschera malvagia con le sue sembianze, una gemella cattiva che recita una parte.

La casa dei tuoi sogni è una palude destinata a distruggere ogni più tenera consapevolezza di te, ogni moto d’affetto che tu possa provare per il tuo cammino, per i risultati ottenuti, per il tuo corpo imperfetto e abbondante, per ogni smagliatura nelle parole che usi e che può costarti una scenata.

La casa dei tuoi sogni è un rammaricarsi continuo per segni che non vuoi mostrare, per la vergogna di essere quello che sei, il cuore spezzato e sanguinante offerto in pasto a una creatura che è già sazia, almeno fino alla prossima volta che vorrà provare a distruggerti.

Non si parla volentieri di violenza nelle relazioni lesbiche perché questo costringerebbe a riflettere sul fatto che la presunta diversità non merita diritti?

È quello che si chiede anche la scrittrice, analizzando il percorso di un maltrattamento fisico e psicologico che l’ha portata a diventare una donna più cauta ma non arida, né sfiduciata, visto che poi, grazie a questo percorso, ha trovato una moglie che ama e da cui è riamata.

Confesso di non aver mai pensato alle possibili implicazioni violente di una relazione tra donne, immaginandola, ingenuamente, come una fonte di complicità dolce, priva della detonante carica di incomprensione propria delle relazioni tra uomo e donna, dove il linguaggio emotivo e fisico è differente. Non avevo capito.

Non sapevo. E adesso, grazie a Carmen Maria, lo so.

La casa dei tuoi sogni non è necessariamente una casa in rovina, può essere anche una finestra luminosa dalla quale si vede il mare al tramonto.

Non dimenticherò mai il pugno nello stomaco che ho sentito quando una delle prime coppie lesbiche sposate ha ottenuto il divorzio. Ricordo di aver avuto paura, come se intorno a me la gente non divorziasse in continuazione. Ma è questa l’angoscia della minoranza, giusto? Che se non stai attento, qualcuno vedrà te – o gente che condivide la tua identità – mentre fai qualcosa di umano e lo userà contro di te. L’ironia della sorte è che le persone queer hanno bisogno di quella buona pubblicità: per lottare a favore dei diritti che non abbiamo e per tenerci stretti quelli che abbiamo. Ma non stiamo cercando di dire da un’infinità di tempo che siamo proprio come voi?.

Non è una provocazione dire che le persone ai margini devono essere migliori da quelle inscritte nella normalità, che hanno il doppio da dimostrare. Quando cerchi di far vedere alla gente la tua umanità riveli proprio questo: la tua umanità. La tua natura fondamentalmente problematica.