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“Il fratello buono” di Chris Offutt (Minimum fax)

Un mondo duro, non necessariamente crudele, quello descritto da Chris Offutt nel suo romanzo più politico, dove la scrittura narra, in maniera descrittiva e mai giudicante, i tormenti di un’America rurale.

L’America che prende voce e corpo qui è lontana dalle rutilanti luci delle città, e confinata nel regno degli avamposti, le piccole cittadine con graziose case unifamilari, tendine logore ma pulite alle finestre, famiglie sull’orlo della povertà ma che riescono a non affondare facendo lavori umili, empori dove si vende un pò di tutto, niente divertimenti tranne qualche ballo nella sala del comune per socializzare. Non ci sono intellettuali incompresi né persone ossessionate dal lavoro e dagli straordinari. I personaggi di questo romanzo sono, nell’accezione più profonda, persone che hanno pochi sogni, poche possibilità e non sentono la mancanza delle opportunità che i gloriosi Stati Uniti promettono  e talvolta non mantengono.

Virgil Caudill è uno di loro, fa lo spazzino in Kentucky, sui monti Appalachi al confine con il Tennesse, e spera di diventare caposquadra, con il nome ricamato sulla camicia a distinguerlo, ha una relazione oscillante con Abigail, la sua ragazzina del liceo, che è tornata in città dopo il divorzio, e sta riflettendo se chiederle di sposarlo. Ha un fratello esuberante e vivace, Boyd, e una sorella sposata, Sara. Tutto tranquillo, routinario, pigro e quasi rassicurante, nella ripetizione giornaliera di eventi simili, i pasti a base di braciole di maiale e pane di mais, le chiacchiere con il vecchio direttore dell’ufficio postale, il sesso paraconiugale con Abigail.

Il suo mondo sereno esplode dopo l’uccisione di Boyd in una rissa, un omicidio destinato a restare impunito per mancanza di testimonianze, anche se, pare, ci fossero molte persone presenti che non sono disposte a dichiarare nulla.

Di fronte all’impotenza dello sceriffo e al dolore della famiglia, Virgil sente di doversi fare giustizia da solo, non tanto e non solo per placare il dolore della perdita del fratello, ma perché è questo quello che tutti si aspettano da lui e lui ha sempre cercato di accontentare gli altri e di corrispondere alle loro aspettative.

Prima di uccidere l’omicida del fratello ha la brillante idea di scomparire, per sottrarsi al carcere o a una prevedibile faida familiare senza tregua. Prende la patente in un’altra città, un numero di previdenza sociale e diventa per il resto del mondo, Joe Tiller.

Quando la vendetta è compiuta e l’assassino di Boyd muore per sua mano quand’è ancora addormentato e ubriaco, Virgil, ormai Joe, arriva in Montana e lì decide di fermarsi.

Quello che non aveva previsto è di incontrare persone decise a vivere secondo le loro regole, persone che non riconoscono il governo degli Stati Uniti, disposte ad autoregolarsi in base ai canoni di aiuto reciproco, disponibilità umana e buon vicinato. Nessuno paga le tasse, nessuno ha la patente, anche se tutti guidano, nessuno chiede prestiti in banca o possiede una carta di credito, convinti che tutte queste operazioni servano solo a rendersi rintracciabili e controllabili. Libertà fa rima con possibilità di detenere armi in grandi quantità, secondo quanto disposto dal secondo emendamento della Costituzione in nome di quell’autodeterminazione e del diritto alla difesa che, pur non avendo studiato,  tutti conoscono perfettamente.

Peccato che la pretesa libertà di difesa e di espressione del pensiero sia rivendicata solo per gli uomini bianchi, e del tutto negata per gli uomini di fango (i nativi), che vengono considerati come dei parassiti, buoni solo a prosciugare le risorse della previdenza sociale. Tra discorsi fanatici, distribuzione di volantini che incitano a colpire i traditori della razza bianca, il razzismo, prima strisciante, poi sempre più evidente, entra nella vita di Joe/Virgil, ormai legato a Botree, sorella e figlia di seguaci della fratellanza ariana.

Joe è un uomo semplice, è stato trattato bene dalle persone con cui divide il pane e il letto, eppure sente che il bene e il male hanno dei confini labili, e, non sempre è chiaro scegliere la parte giusta.

In un mondo che ricorda dolorosamente l’isolamento che ha condotto al massacro di Waco, e anticipa i Tea Party, capitano le cose ordinarie di piccole vite, grandi disperazioni, come quella del giovane Johnny, che non può rendere pubblica la sua relazione con una ragazza nativa, e di Joe, che ha perso la sua identità di Virgil e ne sente la mancanza. Chissà alla fine quali sono i suoi pensieri più autentici, e se esiste per lui il modo di somigliare al vero sè stesso, qualunque sia il nome con cui il mondo lo conosce. Certo è che i nostri legami strutturano la nostra identità e chi scegliamo di essere è influenzato moltissimo dal luogo del mondo al quale apparteniamo. Perchè è questo che il libro rivela: la tua casa è il bagaglio d’amore e di rifiuti che ti porti dentro, le volte in cui hai detto sì o no alle richieste degli altri.

Su tutto e tutti domina una natura feroce, inclemente, e a tratti bellissima. Cieli così azzurri da essere trasparenti e inverni bui e lunghi da starsene chiusi in casa a rimuginare.

– E secondo te cos’è normale? Disse Joe. -I tuoi figli non vanno a scuola. Per i tuoi vicini libertà di culto significa scegliere tra le chiese cristiane. La cosa di cui si preoccupa di più la tua famiglia è tenersi le armi, e ne hanno già abbastanza per fare una guerra.

Le montagne erano irte di alberi che sarebbero rimasti verdi per tutto l’autunno. Gli mancava il fogliame brillante che c’era a casa. L’autunno era la stagione preferita di Boyd. Molto dopo aver smesso di cacciare cervi, aveva continuato a seguirne le piste ogni anno, sperando di poterne toccare uno nel bosco.