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Una mattina un gatto nero    

La via stretta che scendeva dai quartieri spagnoli era così intasata di auto, furgoni, moto e motorini che neppure una bicicletta ci poteva passare. Lo strombazzare dei clacson, il borbottio dei motori e i gas dei tubi di scarico rendevano l’aria caotica e irrespirabile.

La luce rossa del semaforo si era fatta eterna e i conducenti con le mani avvinghiate ai volanti, fremevano come tori nell’arena.

Nella prima fila di auto, appiccicate tra loro come sardine, ci stavano: Peppino il tassinaro con il primo cliente della giornata; un uomo grasso che parlava in un dialetto sconosciuto, rintronadogli le ‘recchie.

Maria la segretaria, in ritardo al suo primo giorno di lavoro e Gegé un cinquantino, maniaco depressivo e delinquente nella sua bmw nuova di zecca.

I loro piedi sull’acceleratore contavano i secondi, e in quei secondi accadde l’impensato.

Mentre il rosso si spegneva e il verde si accendeva un gatto nero saltó agilmente dal marciapiede e con passo tranquillo pensò bene di attraversare la strada, quello che si scatenò fu un putiferio di maleparole, un concerto di fischi e una varietà personalizzata di pernacchie. Il gatto, incuriosito e per nulla impressionato da tutto quel chiasso, si bloccò al centro della via, si grattò una pulce dietro ‘na recchia, si leccò meticolosamente la coda e sdraiandosi su di un fianco con una zampa all’aria dette inizio ad una toeletta completa.

Gegé il delinquente mormorò tra sé e sé: – Mamma mia bell ‘o gatt niro! – e come un pazzo si tuffò sotto al sedile, raccattò un corno rosso e la pistola ammucciata sotto il tappetino, la impugnò e si mise all’erta al finestrino. Peppino il tassinaro perse la testa, bloccò il tassametro, aprì lo sportello schiantandolo contro l’auto di Maria e se ne uscì correndo piantando in asso lo stupefatto cliente.

Maria al grido di: – Maledetto gatto io te acciro! – schiacciò la frizione, infilò la marcia e premendo inviperita l’acceleratore, sentenziò di investirlo. I presenti, ficcati nelle loro auto, la fissarono inorriditi, i secondi si dilatarono diventando minuti, ore e anni, l’auto di Maria decollò, sfioró il gatto e atterrò direttamente sul palo del semaforo, il motore singhiozzò, si ingolfò e con un gemito si smorzò. Maria con un bernoccolo in fronte bestemmiò.

Il gatto niro non si mosse di un centimetro e la gente stupefatta, gridò:

– OHHHH!

La situazione degenerò quando un uomo vestito di nero, con un paio di occhiali neri e un cappello nero arrivò correndo, si avvicinò al gatto, si inchinò e l’accarezzò poi rialzandosi e fissando tutti i presenti gridò: – Si e’ facite rò malé, vi faccio passàr nù guaiò niro!

I presenti ammucciati nelle loro auto gridarono: – NOOO! Pure Totò lo jettatore NOOOO!

In quel momento un colpo di pistola venne esploso a tradimento. Il proiettile sfiorò l’orecchio del gatto, rimbalzò sull’asfalto e si conficcò nella vetrina di don Mimí ‘o macellaro. Totò incazzato raccolse il gatto e se lo piazzò sopra la spalla.

Tutti gli astanti gridarono: – MARONNA MIA!

Seguì un secondo sparo esploso da un don Mimì risentito, il proiettile schizzò sul paraurti dell’auto di Maria e di rimando entrò direttamente nel parabrezza della bmw e un esplosione di vetri e schegge si conficcarono nella faccia di Gegé, che sanguinante rispose al fuoco imprecando, contro il gatto niro, lo jettatore e la scarogna.

I proiettili volavano prendendo traiettorie impossibili infilandosi nei posti più impensati e fu allora che Totò scocciato da tutto quel chiasso si sfilò gli occhiali, il gatto spalancò gli occhi gialli e si voltarono per fissare tutti i presenti.

La gente, senza escludere nessuno, gridò: – NO ‘O MALOCCHIO NO!

Don Mimí abbassò la saracinesca del negozio e si dileguò, Gegé si ecclissò sotto ai sedili sopra un tappeto di vetri, toccando tutto il ferro che poteva incontrare.

Maria recitando scongiuri e maleparole alla fine svenne, mentre il cliente grasso, che non aveva capito niente, fece il numero della polizia.

Gatto e uomo si incamminarono e sparirono dentro i vicoli dei quartieri spagnoli, e c’è chi dice di averli visti ridere tra loro, mentre vortici di polvere si sollevavano al loro passaggio.

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