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Come trasformo i Cor Veleno in gelato

Ci sono poche certezze senza tempo nella capitale.

La nostra panna, la doppia fila, il Colosseo, i Cor Veleno e aggiungo, perché nella mia storia musicale insieme a Squarta, Grandi Numeri e Primo sono come crema e cioccolato: i Colle der Fomento.

Che poi è tutto un laboratorio creativo che dalla strada racconta la periferia romana, mette in scena la gente di Roma, dà forza, affronta, mette in rima, esorcizza la paura e ti ricorda che il lato oscuro si può ritmare.

Se sei cresciuto con il rap della prima ora e oggi nelle cuffie hai Spotify che ti manda tra colpi di rullante e cassa le note di ogni artista possibile, il tuo dito torna magnetico a cercare Primo e Squarta quando senti il peso dell’asfalto e dei palazzi e hai voglia di sostanza grezza e cristallina.

È così. Questa è Roma, assaggi gelati ovunque ma è il Palazzo del Freddo che scardina ogni serratura del gusto e ti buca ogni certezza, ci torni, ci guardi dentro e ti ricordi di quando eri bambino. Senti quel gelato che sa di vero, di popolo.

I Cor Veleno battono rime, uccidono fake, schioccano sul tempo come la nostra panna soda che scivola sul cono, tu li ascolti e ti ricordi che l’arte non deve per forza avere estetica, l’arte è espressione rigorosa di vita e nessun critico esistente può arrovellarsi il diritto di giudicarla.

Nell’era del gourmet o mainstream alimentare che idolatra il cibo come il porno, l’underground resta negli abissi della semplicità a far godere il popolo a suon di creme rudimentali, di beat e gusto massicci.

Facciamo capolino in qualche classifica ma non pretendiamo la vetta, perché aspiriamo al fondo del cuore di chi assaggia e di chi ascolta.

Incastonate tra i marciapiedi che sembrano pietre ma sono diamanti, rime e gelato scorrono tra i ricordi della capitale; guardo il cielo color fumo e acciaio con i “Corve” nelle orecchie e mi ritrovo in una Roma vera come mai, vera a pieno titolo.