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Come trasformo l’infamia in gelato

L’infamia la svela il colore. Ha occhi piccoli, neri, il passo veloce e sorride spesso.

Il verde Slimer acchiappa bambini con tonalità di pistacchio mai viste in Sicilia.

Il giallo sbiadito di una crema insipida, nata dall’emulsione mal riuscita di tuorlo d’uovo in polvere con latte di dubbia provenienza, rimasta invenduta la sera prima, sciolta e mantecata di nuovo al mattino da un criminale. Mantecata cosa significa? Trasformare la miscela liquida in gelato mediante l’agitazione e la conseguente immissione di aria insieme al raffreddamento.

Il blu. Ohh, il blu. Oltre il cielo, il mare, gli occhi limpidi, cos’altro mai la natura ci ha offerto tra i suoi frutti di blu? No, ti sbagli, sì tu, tu che hai pensato i mirtilli siano blu, no, i mirtilli sono viola.

Il bianco incolore di un gelato alcolico che ti strizza le budella e asciuga la milza, dove l’unico sentore è la frustrazione.

Vuoi salvarti da quanto è definito come “atrocemente indegno della dignità alimentare sul piano del gelato artigianale o industriale”?

Guarda i colori.

E se proprio vuoi fugare ogni dubbio, leggi la lista ingredienti. Se cogli sfumature d’infamia fila via, scappa, corri lontano ti prego, o come me ti ritroverai una lama nel fegato che schizza bile nera come il petrolio.