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Come trasformo “Shomer ma mi-llailah” di Guccini in gelato

La notte quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio e l’aria calda non porta più il sapore di un gelato in primavera.

La quarantena ha preso con sé le strade. Sembra che il giorno non sia esistito.

Io, la vedetta, l’illuminato, guardiano eterno del buon gelato, aspetto immobile che si spanda l’onda di tuono che seguirà al lampo secco di una domanda la voce di bambino che chiederà:

Sentinella dov’è il mio gelato? quando arriverà il mio gelato?

Sentinella dov’è il mio gelato? quando arriverà il mio gelato?

Sono da giorni o da un momento fermo in un vuoto in cui il desiderio cresce ma tutto tace, angoscia o pace, con i sensi tesi fuori dal gusto, fuori dal Palazzo del Freddo sto ad aspettare che in un sussurro di voglia qualcuno venga per domandare. Sento voci, sento un brusio e sento di essere l’infinita eco del gelato artigianale in questa ansiosa e anonima assenza di gusto, il notturno grido che chiederà:

Sentinella dov’è il mio gelato? quando arriverà il mio gelato?

Sentinella dov’è il mio gelato? quando arriverà il mio gelato?

La notte, udite, sta per finire ma il giorno ancora non è arrivato, sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato. Ma io veglio sempre sul desiderio, perciò chiedete, domandate un gelato se lo volete, vi prego non vi stancate.

Cadranno le certezze, regni, cadranno sapori e gusti, ma ora capisco il mio non capire che una risposta non ci sarà, che la risposta sull’avvenire sarà nel suono della voce che chiederà:

Sentinella dov’è il mio gelato? quando arriverà il mio gelato?

N.B: Shomèr ma mi-llailah si ispira a un passaggio del profeta Isaia, nel quale viene espressa concisamente l’attesa della fine del dolore e del Male, condizione tipicamente umana, e l’arrivo del nuovo giorno. Il titolo significa letteralmente Quanto resta della notte? e i versetti in questione sono Isaia 21, 11-12