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Come trasformo in gelato mia figlia Amelia

Il silenzio che precede la vita è per l’anima la quarantena più lunga che si possa immaginare.

Tutto tace per le strade come dentro le mie ossa, mentre sono seduto in sala parto negli occhi di Domitilla ci sono i miei. I suoi sono già di mamma. I miei sono persi in una gioia che sembra gelato squagliato.

Sai che andrà tutto bene ma in quarantena la paura fa da corda all’anima reclusa, dentro sai che nulla può succedere, i tuoi occhi sicuri lo confermano; ma il cuore no, quello va veloce come le lame di un mantecatore impazzito in un giorno d’estate.

Silenzio. Mentre l’anima scalpita il respiro si ferma.

Poi il primo pianto. Un vagito al sapore di vita e  la tua anima è di nuovo libera, te la perdi che scappa via su per le arterie e schizza fuori dal corpo di gioia e ti trovi a doverla riprendere prima che voli via chissà dove squagliandosi nel mondo.   

E così accade. Le nostre anime si squagliano negli occhi brillanti della piccola Amelia, nostra figlia, e se sapessi farne un gelato, io e Domitilla ne faremmo il gusto “Ragion di vita”.