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Gli scrittori, sarti o chirurghi?

Claudia Colaneri conduce laboratori di scrittura collettiva per disabili adulti con ritardo mentale. La sfida consiste nel trattare temi “alti”. Ecco quello che può succedere in un normale incontro:

Se vuoi scrivere cerchi un punto da cui cominciare,  ma se trovi il punto, significa che sei già alla fine e allora devi tornare indietro. Se vedi un punto e virgola, non ti devi fermare al primo indizio, perché dopo ce ne sono altri. La virgola serve a due parole per darsi la mano e andare insieme a prendersi un caffè.
Quando trovi due punti, significa che l’assassino sta per confessare, ma le virgolette potrebbero anche essere fasulle. Quando arrivi al punto interrogativo devi fermarti e trovare la domanda. Se insieme alla domanda viene fuori anche la risposta, allora devi cercare un altro punto interrogativo. Se invece la risposta non c’è, devi cercare la pace. Quando mettiamo troppi puntini sulle i, quelle si ribaltano, diventano punti esclamativi e iniziano a strillare.
Quando incontri i tre puntini, resti così, dici: “E che ce faccio? Come me reggo in piedi?” Perché tre puntini sono tanti ma non sostengono niente.
Per andare a capo, devi prima mettere un punto sui piedi del discorso di prima. Se sei a capo, tutto quello che viene dopo deve seguire il tuo pensiero.
Tra parentesi escono fuori solo i pettegolezzi, soprattutto durante il cenone di Natale, quando si incontrano tutti i parentesi, ognuno parla male dell’altro, a bassa voce (appunto, tra parentesi).
I punti servono per cucire i pensieri sulle pagine. Se usi solo punti e virgole, li appunti appena; se invece ci metti pure due punti, parentesi, virgolette, allora puoi fare anche un ricamo. La cosa più importante è che prima di mettere i punti, devi imbastire.
Gli scrittori possono essere sarti oppure chirurghi, allora cuciono proprio sulla carne quelle storie che diventano organi interni e che ti aiutano a respirare, a far battere il cuore e anche a farti digerire.