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La fuga d’amore di Mary Shelley

L’8 giugno del 1814 il ventunenne Percy Bysshe Shelley percorre Skinner Street a Londra insieme all’amico Thomas Hogg, fino al n° 41, sede della Juvenile Library di William Godwin, filoso anarchico, libraio e piccolo editore che si barcamena tra i debiti, e che Shelley affascinato dalle idee rivoluzionarie ammira come maestro. Shelley si apparta qualche minuto con la figlia di Godwin che dal piano superiore dell’abitazione è solita scendere a sostituire il padre in negozio quando lui è assente. Thomas Hogg riesce a intravedere di sfuggita una giovane bella donna in abito scozzese, con la pelle chiarissima e lo sguardo penetrante: è la sedicenne Mary Godwin che Shelley conosce da poco più di un mese. 

La sera del 26 giugno Shelley accompagna Mary Godwin e Jane, figlia della seconda moglie di Godwin, al cimitero dove è sepolta la madre di Mary e le confessa il suo amore. Mary gli chiede conto del matrimonio con Harriet che Shelley ha risposato nel 1813 dopo una prima separazione. Shelley le risponde che Harriet l’ha tradito e che il bambino che porta in grembo non è suo. Si può suppore che Shelley stia mentendo ma Mary gli crede e gli incontri si susseguono fitti. Dopo un colloquio di Mary con il padre che la mette in guardia sui rischi di una relazione con un uomo sposato, Shelley si precipita in Skinner Street, selvaggio e trascurato. È respinto con forza da Fanny, la seconda moglie di Godwin. In furia sale in casa in cerca dell’amata, le chiede di ingerire il laudano contenuto in una bottiglia che porta con sé prima che lui si spari. Mostra la pistola, saranno uniti nella morte. Fanny urla adirata, Jane è pallida come un fantasma, Mary è un fiume di lacrime, “tears streaming down her cheeks” e supplica Shelley di tornare a casa giurandogli fedeltà eterna. Qualche giorno dopo, a mezzanotte, a Skinner Street irrompe il padrone di casa di Shelley con la notizia che il suo inquilino si è avvelenato con il laudano. La famiglia Godwin si precipita a Hotton Garden, dove il medico del quartiere sta già provvedendo alle cure.

All’inizio di luglio Mary Godwin e Shelley progettano la fuga d’amore. Mary impacchetta i suoi primi scritti, le lettere a Shelley, a suo padre e agli amici intimi. Fra queste conserva in gran segreto una lettera di Harriet, la moglie di Shelley, che la implora di persuadere il marito a tornare da lei. Shelley si impegna a garantirle una vita dignitosa e mantiene fede all’impegno ma due anni dopo Harriet si suicida gettandosi nel Serpentine River a Hyde Park.

Alle quattro del mattino del 28 luglio 1814 una diligenza aspetta Mary e Jane decisa a partire con loro, sotto la casa di Shelley. Mary ha un ripensamento, prima di voltare l’angolo di Skinner Street, le sorelle tornano indietro. Mary scrive una lettera di addio al padre, la posa sulla tovaglia. Poco dopo le cinque le due giovani donne vestite di un semplice abito nero di seta scendono in punta di piedi le scale, escono nella silenziosa Skinner Street fino all’ abitazione di Shelley. “She was in my arms, we were safe” scrive Shelley con il tono enfatico dei diari.

A Dover s’imbarcano il giorno stesso per raggiungere Parigi.

L’etereo profilo della giovane Mary tratteggiato da Shelley contrasta con lo spirito malizioso e giocondo di alcune lettere che Mary scrive proprio a Thomas Hogg anche quando è prossima alle nozze con Shelley. Dopo la fuga, al ritorno da Parigi, Shelley trascorre molto tempo con altre donne, nei circoli e nei loro salotti, discutendo di letteratura, di filosofia e di libero amore e Mary quasi a dispetto manda a Hogg inviti, appuntamenti, lettere con tenere e affettuose frasi che firma “la tua marmottina”, “la marmottina fuggiasca” e altri nomignoli simili. In calce a una letterina si legge. “Portami le mie giarrettiere. E aggiunge un motto in francese: “Mal il soit qui mal il pense”. Ancora ci si chiede se c’è da pensar male.