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Come trasformo il mio gatto in gelato

Il mio gatto è un incrocio bianchissimo tra un felino e un umano. Panna su fior di latte con una fragola di bosco come guarnizione dell’ultimo momento. Il gusto base è uguale per ogni essere vivente che respira sulla terra. L’abc del gelato: Latte fresco, panna e zucchero.

Marshall, così abbiamo chiamato il gatto che Domitilla ha portato a casa ancora cucciolo. È un gelato delicato, appena mantecato dalla vita, ancora fragile nella sua composizione. Il fior di latte che esce dal macchinario non ha ancora raggiunto al cuore la temperatura esatta, è ancora morbido e necessita di un periodo all’interno dell’abbattitore, frigorifero che grazie a un veloce abbattimento della temperatura offre la giusta consistenza al prodotto prima di affacciarsi nel caos della vetrina.

Come un fior di latte appena mantecato Marshall non ha avuto il tempo di diventare forte, a poche settimane perso dalla mamma chissà dove si è rifugiato nel posto caldo più vicino e se non fosse stato per il meccanico che lo ha scastrato dal motore di un ignaro cliente, probabilmente ora non dormirebbe sul mio piede.

Il latte usato è d’alpeggio certo, la migliore qualità esistente e lo stesso vale per la panna, lo zucchero e bianchissimo come il pelo di Marshall, il ciuffetto poco più scuro sulla testa è quella spolverata di zucchero di canna che grazie alla melassa da carattere.

La panna è ben centrifugata come le piroette del felino, ormai a suo agio in casa, che iniziano poco prima di ricevere il meritato pasto dopo ore di meritato riposo. È soffice, e se il nostro gatto ha la consistenza della panna, le fusa suonano simili al rumore del compressore che il mantecatore produce per raffreddare la miscela di gelato.

Il gelato più bianco del mondo è servito.

Ma la fragola? La fragola è il naso rosa che colora ciò che di più bianco possiate accarezzare, o leccare.

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