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Il solitario

Claudia Colaneri conduce laboratori di scrittura collettiva per disabili adulti con ritardo mentale. La sfida consiste nel trattare temi “alti”. Ecco quello che può succedere in un normale incontro:

Quando pensi al tempo, quello si ferma a ringraziarti; se invece vuoi che passi subito, fai solitario, così lui si offende e corre via.
Per il solitario serve un mazzo di carte; potete procurarvelo, aprendo il cassetto di una credenza qualsiasi.
Esistono tanti tipi di carte, quelle italiane sono in Lire e si distinguono in carte piacentine, che sono quaranta, e napoletane che sono solo tre: una che vince e due che perdono.
Se nelle carte ci trovi il jolly, allora sono francesi.
Le carte francesi servono per giocare a poker, al casinò, vestiti eleganti; con  quelle italiane si gioca a rubamazzo, in vestaglia, in cucina.
Il solitario può essere sia francese che italiano. Perché riesca bene, non ci deve essere vento.
Il solitario si gioca in due: tu e il tavolo.
Prendi il mazzo che ha le carte tutte belle sistemate, le mischi il più possibile, che non si riconoscono più l’una con l’altra, e poi ti ammazzi per rimetterle in ordine, e se non ci riesci ti arrabbi pure.
Ecco perché il solitario è un passatempo, perché hai una cosa in ordine, la incasini, provi a rimetterla come prima, intanto il tempo è passato e ti sei fatto vecchio.