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UNA COSETTA FACILE FACILE

Eri al solito baretto, quando accanto a te si era seduto Luigi, “er Greco”; insieme con Lucio, “er Negro”, formavate un terzetto da vent’anni, dai tempi in cui facevate i bulli al liceo. Poi eravate rimasti insieme, vivevate alla giornata, quel che capitava, ma sempre rigorosamente illegale. Un po’ di spaccio, qualche scippo, furti vari.

“Bella Secco, come te butta?” aveva esordito il Greco. “Ciò da fatte ‘na proposta. S’annnamo a fà quaa saletta scommesse a via Malagodi, dietro ‘a Tiburtina. Entramo verso l’una, che semo sicuri che c’è poco movimento, tiramo fori i feri e se portamo via ’n po’ de sordi, ‘na cosetta facile facile”.

“Ma così, de giorno? E daje, a Gre’, amo sempre fatto appartamenti, mo’ te voi inventà ‘na rapina?”

“A Se’, mo’ nun me fa er difficile, tanto ‘o so che te servono li sordi pure a te! Te dico che è na cosa facile facile, damme retta no?”

E così il giorno dopo, con una Beretta in tasca, vai con il Greco e il Negro a via Malagodi. Il centro scommesse è minuscolo, ma è il venerdì prima dell’inizio del campionato e sicuramente di denaro ce n’è molto.

Entrate nella sala scommesse uno dietro l’altro: il Greco, tu, il Negro. Ti guardi intorno. Ci sono solo due persone, una donna, in attesa davanti alla ricevitoria e un uomo al bancone, che compila una schedina. Il Greco va verso il botteghino, il Negro si piazza vicino alla porta, tu resti in mezzo al locale. Il Greco scosta la ragazza, tira fuori la pistola e la punta verso l’impiegato. L’impiegato è velocissimo: si accuccia e preme un pulsante. Una sirena comincia a suonare fortissimo, e la serranda del negozio si comincia ad abbassare. Il Negro cerca inutilmente di fermare la serranda, quando vede che non ci riesce sguscia fuori e scappa via. Tu cerchi di seguirlo ma non c’è più spazio sufficiente neanche per rotolare fuori. Ti volti, il Greco ha scavalcato il botteghino e se la prende con l’impiegato. Lo picchia ripetutamente forte, fortissimo, con la mano che impugna la pistola, mentre gli urla tutti gli insulti e le bestemmie che conosce.

“A Gre’, cazzo! Ma che lo voi ammazzà?”

Neanche hai finito di parlare che lo vedi puntare la Beretta alla testa dell’impiegato.

“Ma che cazzo stai a…”

Non riesci a finire la frase. Il rumore dello sparo è assordante, e la puzza di cordite invade immediatamente la stanza.

“Bravo cojone!” gli urli, in preda ad una rabbia cieca. “Mo’ come cazzo famo? Se c’era ‘na speranza de capì come cazzo uscì da ‘sto casino, era che ce lo diceva lui!”

La sirena intanto continua a suonare, e ti sta mandando fuori di testa. Ti guardi intorno, vedi una centralina, prendi la mira e spari. Silenzio.

Ti rivolgi di nuovo verso il tuo complice.

“Quella merda der Negro se n’è annato. Semo io e te. E ‘sti due.”

La ragazza è contro la parete, con una mano sulla bocca, l’uomo si è rannicchiato vicino al bancone e sta con le mani sulla testa.

“Scusa, Secco” ansima il Greco. “Ma ‘sto stronzo m’ha fatto troppo incazzà!”

“Scusa ar cazzo, imbecille che nun sei artro! Mo’ che cazzo famo? Tra cinque minuti arrivano ‘e guardie, ‘o sai, sì?”

“Mbè, ce stanno l’ostaggi” dice timidamente il Greco.

“Ma allora te sei rincojonito der tutto, cazzo! Ma che davero davero te pensi da esse Al Pacino?”

Tacete entrambi, e tu guardi la donna. È bella, e la paura la rende ancora più sexy di quanto non sia già. Ha delle belle gambe, indossa una gonna attillata a mezza coscia, sopra un toppino che trattiene a stento un seno sodo e abbondante.

“Levete la mano da davanti la bocca!” le gridi.

Lei fa scivolare la mano lungo il corpo. Il fatto di averle dato un ordine e che lei abbia ubbidito ti fa uno strano effetto, senti un fremito di eccitazione.

“Mettete là, contro la parete! Gambe larghe, braccia in alto!” le gridi. Ti rivolgi all’uomo: “Pure te, contro la parete! No, non quella, di fronte a lei! Gambe larghe, braccia in alto!”

I due ubbidiscono, esitando.

“Più larghe, le gambe!” Strilli a tutti e due.

La gonna della donna sale leggermente, e la tua eccitazione aumenta.

“A Secco, poi so’ io che me sento Al Pacino”, ridacchia il Greco.

“Ma che cazzo c’hai da ride, dico io… se stanno messi così nun ponno fà gnente! Anzi, mo’ che ce penso! Levateve li vestiti! Dovete restà in mutande!”

La donna ti guarda, lo vedi che è terrorizzata. L’uomo si toglie i mocassini che indossa e li scalcia via, poi si sfila la camicia dai pantaloni, la sbottona lentamente, la toglie, sotto ha una maglietta della salute. Slaccia la cinta dei pantaloni, li sbottona e li fa scivolare a terra. Li scavalca, e ubbidiente si rimette contro la parete, gambe larghe e braccia in alto.

La donna è rimasta immobile. Le vai vicino.

“Te devo spojà io?” le ringhi in faccia.

“No, no…” mormora lei mentre sgancia il gancetto della gonna e tira giù la zip. La gonna scivola a terra, le gambe sono proprio belle, ti dici. Si sfila il top da sotto in su, il reggiseno che indossa è leggerissimo e trasparente. I seni sono sodi, esattamente come immaginavi, i capezzoli grandi. Resisti alla tentazione di toccarla. Vorresti strappar via il reggiseno e anche il minuscolo slip. Sei molto eccitato, ora.

Fuori si sentono le sirene della polizia. Dopo pochi secondi si sente una voce che parla attraverso un megafono.

“Posate le armi e uscite fuori con le mani in alto, ora apriamo la serranda”.

La serranda sale cigolando, il silenzio è totale.

“Se non venite fuori veniamo a prendervi!” urla la voce nel megafono.

“Abbiamo gli ostaggi!” strilli, e mentre lo dici non puoi fare a meno di sentirti un pochino Al Pacino.

La donna ti guarda terrorizzata, l’uomo sembra più tranquillo.

“A Gre’, viè qua.” Hai preso il comando delle operazioni, il Greco non protesta.

“Te pija l’omo, io pijo la donna. Je puntamo le pistole e uscimo”.

Il Greco non fa un fiato, esegue.

“Esci prima te, io te sto subito dietro” gli dici, poi ti rivolgi alla donna “Te, viè qua e girate”. Ti accosti a lei da dietro, le agguanti un seno e lo stringi forte. Lei sussulta ma non dice niente. Ti stringi a lei e con l’altra mano le appoggi la pistola sul collo, il Greco fa altrettanto.

Uscite, lentamente. Il contrasto tra il buio della sala e il sole esterno ti fa socchiudere gli occhi, vedi che ci sono almeno quattro macchine della polizia: ci sono anche tanti poliziotti, tutti con le pistole puntate.

“Nun sparate o l’ammazzamo!” urli.

Con la coda dell’occhio vedi un riflesso in alto, senti un morso forte al braccio che impugna la pistola, un altro alla gamba, i cecchini ti hanno sparato. Mentre ti accasci guardi davanti a te, fai in tempo a formulare un ultimo pensiero: la donna ha proprio un bel culo; poi un altro morso, forte, alla testa; buio.