Se intervistate un personaggio come Barbara D’Urso

Come fare un'intervista. Qualche sconsiglio vero di Andrea Carraro

Avete fatto mai un’intervista a qualcuno per conto di un giornale o per conto vostro? L’importante è mettere a proprio agio l’intervistato, pur mantenendo una certa distanza e una certa forma. È opportuno fare domande “normali”, cioè non tendenziose. Accettare qualunque risposta senza mostrare troppo stupore né mettersi a polemizzare. Mostrarsi interessati e curiosi di quello che dice. Alternare domande “importanti” a domande “frivole”. Ma cercate di non fare arrabbiare l’intervistato. Che deve continuarsi a fidare di voi fino alla fine. Cioè evitate di fare quello che feci io intervistando Barbara D’Urso per un magazine che si chiamava e si chiama “Max”, che affidava a scrittori le interviste a personaggi famosi. E in mezzo a domandine sciocche a un certo punto le chiesi bruscamente se avesse paura di invecchiare e quali strategie mettesse in atto contro l’invecchiamento e se facesse ancora l’amore, e lei ci restò di stucco, cambiò voce, passò al lei, quasi si offese.
“Certo che lo faccio, ma sta scherzando? Ma senta un po’, si faccia pure i fatti suoi!” E io nell’intervista (che si svolse al telefono, dopo molti tentativi andati falliti) lasciai la sua sorpresa e il suo disappunto. Anzi in qualche modo ci costruii sopra quasi un raccontino satirico.

Cercate di fare emergere il carattere vero e profondo dell’intervistato. E magari anche le cose che non vorrebbe dire, un po’ come fanno gli psicanalisti e gli psicologi nelle sedute di analisi o psicoterapie. Cioè stabilite un rapporto di empatia con lui, così lui, fidandosi, tenderà a sbottonarsi.

Andrea Carraro

Andrea Carraro, scrittore, nasce a Roma. Se avesse ricevuto un euro ogni volta che sui media hanno usato il termine “il branco” per parlare di uno stupro di gruppo, citando il titolo del suo romanzo più noto, oggi sarebbe ricco. Invece è “solo” uno scrittore tra i più bravi. Romanziere, autore di racconti e di poesie, nasce a Roma nel 1959. Ha pubblicato i romanzi: A denti stretti (Gremese, 1990), Il branco (Theoria, 1994), diventato un film di Marco Risi, L’erba cattiva (Giunti, 1996), La ragione del più forte (Feltrinelli, 1999), Non c’è più tempo (Rizzoli, 2002) (Premio Mondello), Il sorcio (Gaffi, 2007), Come fratelli (Melville, 2013), Sacrificio (Castelvecchi, 2017) e le poesie narrative Questioni private (Marco Saya, 2013). Ha pubblicato anche due raccolte di racconti, confluite nel volume Tutti i racconti (Melville, 2017). I suoi giudizi critici, sensibili ma affilati quando serve, lo rendono un lettore del cui parere fidarsi con tranquillità.

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