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Come trasformo in gelato “l’urlo” di Munch

Ho tutte le materie prime del mondo a disposizione. Ubriaco giro per un enorme mercato. Odore di mango maturo, terra bagnata, cioccolato tostato, agrumi; cammino e sento aromi persistenti di caffè, poi banana marcia e datteri dolciastri, cumino e coriandolo sfilano nelle mie narici.
La testa mi gira, l’olfatto mi trascina tra i banchi umidi delle prime ore del mattino. Voglio scegliere la frutta ma l’odore acre di kiwi acerbi trafigge le mie vie respiratorie e mi inibisce, mi confonde, mi blocca. Tutto questo posso trasformarlo in gelato, penso. Esco dal mercato, resto immobilizzato su un ponte, grido per buttar fuori la confusione dalla testa, gli odori appiccicati alla cavità nasale schizzano via dipingendo un tramonto di mille colori.

Dalla parte opposta del ponte Munch tende le orecchie e incrocia il mio sguardo, ecco da chi ha preso ispirazione, ecco di chi era l’urlo che sentì vibrare prima di dipingere il suo capolavoro.

Suona la sveglia, ho la maglietta fradicia. Il laboratorio mi aspetta. Voglio fare il gusto del mondo, abbinare tutti gli odori che ho sentito in sogno. Voglio la gente urli di gioia, di stupore, qualsiasi emozione voglia urlare, purché urli.