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Sodoma a New York

“A, B, C… per fortuna che c’è il fiume in questo cazzo di quartiere, altrimenti chissà quanto continuava questa storia.”
“Senti Joe, lo sai bene che per me l’East River è una semplice derivazione di fogna in una cloaca massima di nome New York. E ora pensa a scavallare la C e a puntare alla D. Il tizio ci aspetta alla D, non alla C e nemmeno alla B.”
“E allora perché non gli hai detto di farsi trovare alla A, Bob? Avremmo sprecato meno tempo e benzina”
“Ma sentilo, lo spilorcio. Mi dici quanto cazzo di benzina si spreca per andare dalla A alla D di questa cazzo di Alphabet City? Me lo dici, eh Joe?”
“E che ne so, Bob? Però se moltiplichi il tragitto per 365 sono sicuro che alla fine dell’anno ci ricavi un paio di gin di quelli buoni, da Steve sulla 110.”
“Ad Harlem? Ma che cazzo dici, Joe? Osi chiamare gin quella merda? Preferirei passare il mio tempo tra la A e la D ogni giorno dell’anno piuttosto che bere anche solo un dito di quella roba.”
“Non capisci un cazzo, Bob. Comunque eccoci nella tua cara D. E ora che si fa?”
“Ha detto che si sarebbe fatto riconoscere lui.”
“Ma lui chi, poi? Non mi hai ancora detto come si chiama questo stronzo?”
“Stronzo? Perché stronzo? Chi ti dice che è uno stronzo, eh Joe?”
“Perché è così, lo sento. È uno stronzo figlio di puttana. Uno che ti dà appuntamento ad Alphabet City e in più alla D, anziché alla A non può che essere uno stronzo figlio di puttana.”
“Anche figlio di puttana, ora? Perché conosci sua madre, Joe?”
“Ancora no, Bob, ma se la conosco farò in modo che questo tizio si guadagni l’appellativo che merita. E stai tranquillo che non ci metterò più di quindici minuti.”
“Sentilo! Ma ti sei guardato allo specchio? Sono passati i tempi in cui le stendevi tutte. Ora al massimo ti dà retta giusto Lea, e solo dopo un 4 o 5 di quelle merde della 110 che tu chiami gin.”
“Mi hai rotto il cazzo Bob. Intanto l’appuntamento con lo stronzo figlio di puttana lo hai preso tu e qui non si vede nessuno.”
“Aspetta un attimo Joe, guarda là? Lo vedi?”
“Cosa, Bob,? Io vedo solo un cazzo di topo che rovista tra i rifiuti di questa cazzo di D street. Andiamocene.
“Ma no, guarda lì Joe, a sinistra del topo, non lo vedi il tombino? Si muove e c’è una mano che ci fa segno di avvicinarci.”
“Che cazzo! Te lo dicevo io: è proprio la mano del tipico stronzo figlio di puttana. Ha scelto bene il luogo dell’appuntamento, una fogna.”
“Lascia in moto la macchina, Joe e avviciniamoci al tombino.”
“Qual è la parola in codice?”
“Mamma”
“Che cosa? Ma questo è proprio uno stronzo complessato e figlio di puttana, Bob. Te lo dicevo.”
“Scherzavo, Joe, non c’è una parola. Ha detto che capiremo.
“Io ho già capito, questa storia puzza di merda. E il tanfo viene dritto proprio da quel tombino socchiuso.”
“Spegni i fari, Joe. Usciamo dalla macchina.”
“Cazzo, piove, Bob. Ce l’hai l’ombrello?”
“Non c’è bisogno, scendiamo.”
“Scendere nella fogna, ma che cazzo dici?”
“Scendi ti dico.”
“Scendi ti ha detto!”
“Chi ha parlato? Hai sentito quella voce, Bob.”
“Sono lo stronzo figlio di puttana. Felice di conoscerti, Joe. Ti porto i saluti di mia madre.
Che fa il tuo amico, Bob, non risponde più? Gli è passata la voglia di parlare?”
“Non ti preoccupare amico. Joe è fatto così. Gli piace scherzare, ma non è cattivo.”
“No, non è cattivo: è solo uno stronzo figlio di puttana. Ma ora scendete, è ora di concludere l’affare. Faccio strada.”
“Ehi Bob, ma come cazzo ha fatto a sentire quello che ci dicevamo?”
“Non lo so, Joe. So solo che sei tu lo stronzo figlio di puttana.”
“Ehi! Non ti azzardare a parlar male di mia madre, hai capito Bob?”
“Vaffanculo, Joe.”
“Voi due! Vedete quella valigia? Tutto quello che dovete fare è portarla al 25 della 110.”
“La strada di Steve, hai sentito Bob? Forse poi non è così stronzo il tuo amico, se gli piacciono pure a lui i gin di Steve.”
“Non è mio amico, Joe. È solo uno che ci può far guadagnare qualche bel bigliettone.”
“Ma chi cazzo è ‘sto Steve?”
“Niente da fare, Bob. Questo qua è proprio uno stronzo mentecatto figlio di puttana. Ci dice di andare sulla 110 e non sa neppure chi è Steve.”
“Ma non provate ad aprirla, la valigia, intesi ragazzi? Se lo farete vi capiterà come alla moglie di Lot quando si girò a guardare Sodoma bruciare.”
“Ma che cazzo dice ‘sto stronzo, Bob? Mo chi cazzo è ‘sto Dot? E quando cazzo è bruciato il Sodoma? Ci sono stato l’altro ieri ed era tutto a posto. Cazzo! È il mio locale sadomaso preferito a New York.”
“Sta zitto Joe! Il nostro amico è un biblista. La moglie di Lot, non Dot è diventata una statua di sale, quando ha disubbidito alle istruzioni divine e si è girata per la curiosità di vedere cosa succedeva alla città dannata di Sodoma.”
“E tu come le sai tutte queste cose, Bob?”
“Dimentichi che mentre mia madre era in galera e mio padre al camposanto, il parroco di Brooklyn mi ha affidato alle suore brigidine.”
“Brigi che?”
“Lascia perdere Joe e prendi la valigia”
“Perché io?”
“Perché così è scritto sulle tavole delle leggi.”
“Ma vaffanculo! E senti tu, Martin Luther, predicatore dei miei coglioni. Non so neanche il tuo nome, però Martin Luther ti si addice. E una volta al 25 della 110 che dovremmo fare, a parte allungarci da Steve per un paio di gin da happy hour?”
“Dovete aspettare. Capirete da soli.”
“E chi aspettiamo, che si presenti il drago a sette teste e dieci corna dell’Apocalisse?”
“Joe, non sapevo che anche tu eri stato dalle suore brigidine.”
“Smettetela ora, è tardi. Sbrigatevi o andrà tutto a monte.”
“Aiutami Bob co ‘sta valigia del cazzo. Pesa quanto un cavallo morto.”
“Perché, vivo peserebbe di meno un cavallo, eh Joe?”
“E che ne so? Quanto pesa un cavallo vivo, Bob?”
“Mi avete rotto i coglioni, salite e sparite. E non cercate di fare i furbi. Non tentate di aprire la valigia. Altrimenti…”
“Sì, sì! Altrimenti finiamo come la madre di Tot.”
“La moglie di Lot, Joe, non Tot. E occhio alle buche. La D è famosa per le sue buche.”
“Senti Bob, ora che abbiamo lasciato Alphabet City, lo stronzo predicatore figlio di puttana non può sentirci. Apriamo la valigia?”
“Ma che cazzo dici, Joe?!”
“Non mi dire che credi alla storia della nipote di Prot, Bob. Ora mi accosto e l’apriamo.”
“Lot, cazzo! La moglie di Lot, Joe! Dai che siamo sulla 110. E visto che siamo davanti al pub di quell’avvelenatore di Steve, fermati un attimo. Con tutte le stronzate che hai detto, mi è venuta voglia di pisciare.”
“Ehi Bob, fatti dare un gin per me. Doppio!”
“Prima gli affari, Joe. Per il gin di merda ci sarà tempo dopo. E non fare lo stronzo co ‘sta valigia, capito?”
“Certo, Bob. Mica voglio finire come la nonna di Zot. E tu fai presto.”
“Eccomi Joe, almeno Steve si è reso utile. Non me la tenevo più. Però che cesso il suo pub. Quasi quasi la facevo in sala. Ehi, Joe? Che fai, hai perso la lingua? Ma dove sei?
Cazzo, Martin Luther, che cazzo ci fai tu qui seduto in macchina al posto di Joe?”
“Glielo avevo detto al tuo amico di non fare il furbo. È proprio uno stronzo figlio di puttana. Anzi, lo era.”
“Che cazzo dici? Dove sta Joe? Che gli hai fatto?”
“Calma, Bob. Joe sta nella valigia.”
“Che cosa? Joe? Nella valigia?”
“Dai un ‘occhiata, Bob.”
“Cazzo, Martin Luther, ma ci sono solo sacchetti di sale.”
“E di pessima qualità, per giunta. Buono al più per quando fa ghiaccio ad Alphabet city, per coprire le buche della D. È proprio vero che dalla storia non s’impara mai, eh Bob?
“Ehi Martin Luther, non fare lo stronzo, mi stai prendendo in giro, lo so! Dov’è Joe? Dimmi dov’è cazzo? ‘Sta storia di Lot e del sale mi ha stufato!”
“Sta’ zitto Bob, e occhio che di buche ad Alphabet City ce ne stanno ancora tante e di sale, ricordati, non ce n’è mai abbastanza. E non fare ‘sta faccia ora, Bob. Andiamo da Steve e beviamoci un gin di merda alla faccia di Joe.”