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La paura della scrittura

La paura della scrittura non è tanto sulle cose che si scriveranno, ma è sulle cose che si ritroveranno. Il problema non è insomma se avete scelto bene la botola della vostra coscienza, se è quella giusta, ma è quello che troverete dentro la botola.

Cotroneo Roberto, Il sogno di scrivere, Utet, Novara, 2014, pag. 94


La paura della scrittura sta lì, pronta a saltare fuori, e non pensiate che sia una paura che colpisce soltanto chi scrive per diletto e per passione. Anche gli scrittori professionisti devono farci i conti. È una paura che di solito si acquatta dietro il monitor del pc, o sotto la copertina del quaderno appena aperto sul tavolo, e appena ti siedi: sbanf!, salta fuori. E allora c’è bisogno di un caffè, senti un rumore e devi capire da dove viene, ti sei ricordato un paio di telefonate urgenti da fare… Tutto pur di non rimanere seduto a scrivere. Superare la paura di scrivere è il vero banco di prova di chi approccia la scrittura. Tutti abbiamo una vita vissuta e vicende complicate e dolorose che abbiamo dovuto affrontare, e sappiamo che scrivendo in qualche modo quelle vicende riappariranno. Potremmo non aver voglia di averci di nuovo a che fare, potremmo pensare di starcene lontani, fingere che quelle emozioni non ci siano. E invece. Invece è proprio lì che dobbiamo andare, se vogliamo scrivere buone pagine. È in quel dolore e in quelle emozioni e in quelle vicende che dobbiamo bagnare la penna, perché quelle vicende e quel dolore sono la nostra parte più umana e vera, la sola che dovrebbe trovare spazio e riverberarsi nelle nostre pagine scritte. La sola nostra parte che può dire qualcosa a chi ci leggerà, che farà della nostra piccola storia una storia universale. Fa paura aprire la botola, e scrivere. Ma è l’unica strada.