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FAQ dello scrittore disperato – Puntata 2

C’è un sacco di gente lì fuori che sta cercando di scrivere. Certi ci riescono anche bene. E allora perché dovrei cimentarmi in un lavoro così faticoso e solitario? 
La risposta è facile: perché hai qualcosa da raccontare che non riesci a tenerti dentro. È una specie di malattia. I sintomi sono molteplici e facilmente riconoscibili: sei in riunione, i tuoi colleghi parlano e tu pensi a quella storia in cui una ragazzina finisce per ammazzare l’amica. Oppure sei in autobus, la tua fermata è passata da un pezzo e tu stai pensando a Marco, un personaggio che non si decide ad aprire quella porta e intanto arrivi al capolinea spaesato e perso nel tuo mondo. Come si guarisce? Non si guarisce mai. Lo scrittore è un malato cronico. Devi convivere con la malattia e l’unico modo che hai è quello di espellere le parole, vomitare racconti, sputare tutte le lettere che hai dentro, lettera dopo lettera, parola dopo parola.

Cosa devo leggere mentre scrivo? Mi sono cimentato nei grandi classici ma il risultato è che mi sento morire, mi annoio, non mio sento per niente ispirato.
Non c’è niente che faccia di te uno scrittore tra le letture che puoi fare. Però una regola c’è, una sola: leggere, leggere tantissimo. Nessuno scrive senza leggere. Leggi quello che ti piace, qualcosa che ti trasporti, qualcosa che ti faccia sognare. Alla fine di un romanzo, di un racconto o di un film dovresti provare una sola sensazione: avrei voluto scriverlo io. Potresti provare anche una punta di gelosia. Non preoccuparti, è un effetto collaterale perfettamente normale e che non andrà mai via tipico degli scrittori.

Come devo scrivere? Macchina da scrivere, penna o computer?
Keep it easy dicono gli inglesi. Falla facile. Scrivi nel modo con cui ti senti più a tuo agio. Ricorda però che la scrittura è soprattutto riscrittura. Alla fine del processo creativo deve prevalere l’editing che il più delle volte ti costringe a rimaneggiare il testopiù e più volte. Montaggio, smontaggio, taglia, copia, incolla, cancella, scrivi. Con il computer fai prima ma la scelta rimane tua. Certo è che non potrai mai presentare il tuo manoscritto su fogli e inchiostro. Nessuna casa editrice lo accetterebbe mai. 

Scrivo, è vero, però lo faccio per me stesso. Non ho nessuna intenzione di pubblicare un bel niente. Non ho ansia di essere letto.
Va bene, non devi nemmeno nasconderti. Nessuno verrà a cercarti per avere le tue pagine. Scrivere è un po’ come parlare. Possiamo parlare con noi stessi, possiamo dirci quello che ci piace dirci, possiamo guardarci allo specchio e dire mille parole senza essere ascoltati. Quando parliamo con gli altri però le cose cambiano, quello che diciamo assume un altro valore, certe volte ci tocca anche dire la verità. Sta a te. Le parole che metti giù possono valere qualcosa anche fuori di te. Perché privarne il mondo? 

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