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Intervista metafisica a Massimiliano Santarossa

Massimiliano Santarossa è uno scrittore politico, nei suoi libri affronta tematiche forti, reali e scottanti, il più delle volte legate al territorio, al Nord-Est italiano, ma sarebbe riduttivo relegare il suo pensiero ai luoghi descritti, si tratta in realtà di luoghi dell’anima, luoghi che danno la vita e uccidono con i rapporti di forza, le ingiustizie sociali, l’incapacità umana di trovare una soluzione collettiva. In questo senso potremmo definire Santarossa nichilista, ma allo stesso tempo antagonista rispetto al sistema sociale esistente e tuttavia ben attento a non idealizzare il passato. Massimiliano ci racconta il fondo del presente e il fondo della Storia, scrive di sconfitti, dannati, ultimi, e lo fa lasciando scorrere il sangue della vita vissuta nelle parole.

I suoi romanzi sono:Storie dal fondo, Gioventù d’asfalto e Padania (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), una “Trilogia del Nord” che spazia dagli anni Ottanta a oggi; Viaggio nella notte e Il male (Hacca edizioni); Hai mai fatto parte della nostra gioventù?, Cosa succede in città e Metropoli per (Baldini&Castoldi).

Pane e Ferro è il suo primo romanzo “storico” centrato sul Novecento, narrato dalla parte del popolo, dei contadini, dei metalmezzadri. I suoi libri sono tradotti in Francia e Turchia.

1. Cos’è per te l’esistenza?

Ciò che ti fa alzare dal letto la mattina e devi riempire lo stomaco e svuotarlo e riempirlo, e cercare un obiettivo al giorno, che ti conduca nella maniera più indolore al giorno successivo. Una specie di sfida, a volte ironica, altre drammatica, più spesso ripetitiva. Giorno. Dopo giorno. Dopo giorno. Ma da condurre al meglio, pur conoscendo con gran precisione l’epilogo.

2. L’identità?

La affondo sulla terra, nel microcosmo che ci ha visto crescere, su cui abbiamo camminato nei primi sei anni della nostra vita.

3. Il bene e il male?

Kafka sosteneva che “il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male”, un punto di vista romantico e interessante, ma principalmente letterario. Credo invece siano il medesimo fango, nel quale siamo chiamati ad avanzare. È interessante, in questo senso, la prima forma di cristianesimo, legato a Aquileia, alla figura di Marco il più giovane evangelista: non esiste l’inferno dei peccatori, esiste l’inferno terrestre che “tutti” siamo tenuti ad attraversare in vita, in attesa della luce che “tutti” abbraccia, i santi quanto i peccatori. Esiste solo il “viaggio ad infera”, terrestre.

4. La morte?

La normale fine del corpo, e smentendo quando detto sopra, anche del sentimento, pertanto dell’anima.

5. La Storia?

Da riscrivere, sempre. La prima volta la scrivono i vincitori, la seconda occorre rivederla con sguardo freddo, approccio reale, non fidandosi delle “prime stesure”; ristudiare, indagare, riscrivere.

6. Il presente, il passato e il futuro?

Per esempio, sorrido quando sento parlare di date, bilanci mensili, semestrali, annuali, il calendario che determina il tempo è la più sciocca invenzione dell’uomo. Occorre, certo; ma ciò non annulla il fatto che sia un giochetto sciocco misurare il tempo.

7. Lo spazio e il tempo?

In merito al tempo, quanto sopra. Sullo spazio invece il ragionamento diventa più interessante. Ambiente, architetture, città, vuoti geografici; amo ogni condizione dello spazio dove l’essere umano è inserito, nasce, cresce e muore. Diffido di chi si sente “cittadino del mondo” privando la sua cittadinanza di una precisa geografia e cultura. Siamo più figli dei luoghi in cui siamo cresciuti che dei nostri genitori.

8. Il corpo?

Un magnifico “oggetto” proprio, sul quale regolare debolezze, forza, sconfitte e vittorie. Da sfruttare il più possibile. Quanto la mente.

9. La mente?

Un magnifico “orpello” proprio, sul quale regolare debolezze, forza, sconfitte e vittorie. Da sfruttare il più possibile. Quanto il corpo.

10. Lo spirito?

Non percepisco alcuno spirito, anima, o altro di simile. 

11. La materia?

Percepisco unicamente essa: la “materia”. Ambientale. Architettonica. Animale. Umana. In questo senso credo che la letteratura (solamente quella pubblicata su carta, materia appunto) sia oggi più che mai (in tempi immateriali) lo strumento più preciso per riportarci a essa, alla materia: il nostro posto nel mondo.