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Come trasformo in gelato “Apriti cielo” di Mannarino

Mannarino punta dritto all’anima. Il gelato, quello buono, anche.
Saper scrivere significa far arrivare a chi legge il proprio pensiero attraverso un susseguirsi di emozioni che si accavallano, si mischiano ed esplodono. Saper cucinare, saper fare un buon gelato, scioglie il gusto nel cuore e instaura un filo d’oro tra chi mangia e chi crea. Mannarino, al pari di un gelatiere esperto, raggiunge con precisione chirurgica questo obiettivo.
Apriti cielo è un’invocazione alla speranza del cambiamento. Mannarino non ama le bandiere, gli stereotipi e scrive costruendo un’impalcatura letteraria raffinata che nasce dritta dal suo cuore e arriva al cuore di chi lo ascolta, ponendo il genere umano dinanzi alla propria natura, all’ovvietà necessaria che tende l’uomo a muoversi verso qualcosa di migliore. Il testo ha più di una direzione, non narra solo la storia di chi viaggia per arrivare qui nella parte felice del mondo, ma la lettura può essere capovolta grazie alle parole utilizzate con sapienza, e ci ritroviamo invece a immaginare una partenza proprio da qui, una migrazione capovolta con motivi diversi sulle spalle per trovare uno stato d’animo migliore, lontano dalla terra Europa che silenziosa ingabbia il pensiero e lo spirito.
Anche un abbinamento di due gusti, ben assortiti, può essere svelato partendo dall’uno o dall’altro; un sorbetto di cioccolata ci parlerà di terre lontane, di sud America, per poi catapultarci al freddo dei monti del nord Italia, leccando un fior di latte prodotto con latte d’alpeggio, saporito, ricco di grassi dal sapore di campi verdi e incontaminati battuti dal freddo pungente.
Ma perché la narrazione di un abbinamento o di una canzone funzioni, la dualità non basta. E Mannarino in Apriti cielo nasconde un terzo livello di lettura che non svela, ma lascia alla libera interpretazione di chi ascolta, proprio come un gelatiere nasconderebbe una spezia o un erba nel suo gusto, per un semplice motivo, lasciare che si apra il cielo ossia il pensiero di chi subisce l’arte e ne trae ciò che la propria attitudine gli indica, in bilico su un filo d’oro.


Foto di Francescoprandoni, particolare. Licenza CC BY-SA 4.0