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L’Italia di Marguerite Yourcenar

Nei numerosi viaggi, fra i diciannove e i ventiquattro anni, Marguerite Yourcenar scopre l’Italia. Durante un soggiorno a Napoli, nella primavera del 1925, gusta per la prima volta il piacere di perdersi nei propri personaggi che colloca nel forte di Sant’Elmo e nella vicina certosa. “Ho vissuto ininterrottamente all’interno di quei due corpi”. In poche settimane scrive Anna Soror, storia di un incesto nell’ambiente ispano-italiano della Napoli dei viceré del XVI secolo. Ha la stessa età di Anna, 22 anni, al momento della sua sconvolgente passione per il fratello Miguel. Assiste come semplice spettatrice ai riti della Settimana Santa, che le ispirano la scena in cui fratello e sorella contemplano dal balcone del forte di Sant’Elmo il cielo “risplendente di piaghe” nella notte del Venerdì Santo. 

Visita le rovine di Paestum, le antichità del museo e gli affreschi della Villa dei Misteri, a Pompei, che amerà per tutta la vita. È affascinata dalla bellezza severa delle chiese, buie e dorate, dallo splendore che la patina del tempo non ha minimamente sbiadito. La trattiene a Napoli la vivacità dei quartieri popolari, la forte impronta delle cerimonie. Ha smesso molto presto di seguire qualunque pratica religiosa, ma le è facile immedesimarsi in quel fervore, ricorda infatti di aver baciato da bambina i piedi di Cristi di gesso colorato nelle chiese dei villaggi del Nord della Francia dove crebbe.

Attraversa paesi desolati della Basilicata, in uno dei quali ambienta la tenuta rustica, un tempo signorile, in cui Valentina e i figli Anna e Miguel partecipano alla vendemmia. 

Nel 1924, a Roma, nelle mattinate trascorse a Villa Adriana tra gli olivi, tra i suoi padiglioni “fatti per l’intimità e la quiete”, tra le vestigia “d’un lusso senza fasto” e lungo i corridoi del Mausoleo, concepisce Memorie di Adriano. “Al Pantheon, ho cercato il punto esatto dove si posò una macchia di sole, il 21 aprile”.

Mantiene sempre vivo il suo amore per l’Italia. A Villa Adriana, torna tutti gli anni a primavera con Grace Frick, sua traduttrice in inglese e compagna di vita, “abbiamo sostato sull’erba, tra le violette, in quel momento dell’anno in cui tutto ricomincia”.

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