Ogni storia è un desiderio e qualche volta ci vuole il genio della lampada per farla avverare. Genius ti accompagna nella scrittura della tua storia. Che sia un racconto, un romanzo, un copione, una sceneggiatura, un articolo, la storia della tua vita o della tua famiglia, accanto a te c’è Genius.

Baker

Seguici anche su:
Contattaci
+39 351 877 94 61
Info: Lunedì - Venerdì: 09:00 - 19:00

Genius o Ginius?

Qualche tempo fa, appena conclusa in modo deprimente una vecchia avventura, abbiamo pensato che dovessimo intraprenderne una nuova. Il primo problema, quando si dà il via a una realtà che prima non c’era, è come chiamarla. Vale per un ristorante e per un negozio di scarpe, così come per una casa editrice o una scuola di scrittura. Di idee ce n’erano tante, nessuna convincente, poi uno disse: Chiamiamola Genius.

Non sapevamo che una delle questioni più importanti da risolvere sarebbe stata la pronuncia.

Questa parola dovevamo dirla all’inglese? Ginius? Come facevano Dose e Presta, gli autori del Ruggito del Coniglio, quando pronunciavano così il nomignolo del loro regista (alla radio quasi tutti hanno un soprannome ed è un gioco ironico da non prendere troppo sul serio). Ginius, come Ray Charles, il grande musicista jazz. O come Stan Lee, il geniale inventore dei fumetti della Marvel. O come canta esterrefatto, nel musical Hair, il giovane artista americano costretto ad andare in Vietnam per combattere: «I’m a genius, genius». O come il titolo del film Genius, dedicato all’editor Maxwell Perkins, detto Max, che ha contribuito alla nascita dei capolavori di Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe. Bè, trattandosi di scrittura il soprannome di un editor in fondo suonava bene.

La scrittrice Simona Baldelli però, che cominciò quasi subito a fare corsi nella scuola, disse: «Io lo pronuncio alla latina, cioè Genius». In effetti si tratta di una parola molto antica. Per i romani il Genius era una presenza invisibile, quasi un fantasma, o un nume tutelare, che accompagnava una persona o una famiglia, quasi fosse un angelo custode (questa però è un’idea più tarda, cristiana, lo dico solo per rendere l’idea). Anche questa figura non sarebbe sbagliata per un luogo dove gli autori scrivono, accompagnati da un docente che li consiglia e li corregge, no?

I latini poi avevano anche il concetto e la figura del Genius Loci, un’entità religiosa che rappresentava lo spirito di un luogo. Per comprendere appieno un ambiente, bisognava – secondo gli studiosi dell’epoca – comprenderne il Genius Loci, tanto che si diceva pure: «Nullus locus sine Genio» (e cioé: Nessun luogo è senza un Genio). Anche l’idea di uno spiritello che abita un ambiente potrebbe essere una bella metafora del percorso creativo di uno scrittore o di un artista.

Le due possibili pronunce servono a spiegare un equivoco. In inglese Genius significa soprattutto talento, donna o uomo di talento. In latino vuol dire spirito protettore di una famiglia, di una persona o di un luogo. Quindi non crediamo davvero che ci siano dei geni tra noi. Non pensiamo di essere dei novelli Michelangelo, Leonardo Da Vinci o Dante Alighieri. Vogliamo solo coltivare il Genius del talento e farci assistere dal Genius protettore.

Ah, c’è un altro Genius da tenere a mente. È il genio della lampada di Aladino, non uno particolarmente intelligente, ma che realizza desideri. E noi un desiderio l’abbiamo realizzato: una nuova avventura con un bel nome. Se vi piace, chiamateci Genius.