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Come ti trasformo in gelato “La persistenza della memoria” di Salvador Dalì

Il gelato è memoria.

Ogni ricordo di quando mangiavamo un gelato da bambini si fonde nella mente dell’adulto, pilotando il modo di percepire i sapori e ispirando il gusto personale.

A ispirare “La persistenza della memoria” di Dalì fu con buona probabilità Einstein con la teoria della relatività. Il tempo, un concetto astratto ma tangibile, muta e relativizza l’attimo in cui viviamo traghettandoci dal passato al presente fino al futuro a velocità alterne. È il qui e ora il punto centrale, la lingua che schiocca su un gelato appena servito e ne fonde la struttura.

È il contatto di due temperature diverse. Il calore del corpo umano con il freddo manifestano il momento esatto in cui il presente si esprime, sciogliendo il gelato nel palato.
Il gelato muterà forma, come gli orologi del nostro Dalì, saziando il desiderio con lo scorrere del tempo.

Tempo rappresentato dalla morbidezza degli orologi raffigurati. Esso, fluido e pur se misurabile, si manifesta veloce o lento a seconda del soggetto che vive il momento. Immaginate un gelato per turisti in centro a Roma, gonfio e insapore, acquistato con la speranza nel cuore di rinfrescarsi. Quando il dubbio si fa realtà e il gelato in bocca è ghiacciato, stantio, dolciastro, sarà il tempo, nella sua morbidezza, a dilatarsi fino a far sembrare infinito il consumo del cono facendo altresì svanire il gusto in pochi istanti.
E un cono di gelato artigianale, con mango fresco thailandese, mirtillo e banana in una giornata torrida d’estate? Che tempi ha? Il tempo qui non avrà pietà. Finiremo il nostro cono o la nostra coppetta credendo che il tempo abbia velocizzato se stesso, abbia accelerato la nostra lingua mentre il sapore si adagia morbido nel nostro palato. In quel gusto si condensano il desiderio di ricordi passati, il piacere presente e la certezza futura che la velocità del tempo sia sancita in funzione di ciò che viviamo.

Così la persistenza del gusto scivola nel futuro ben solida a cavallo della persistenza fluida del tempo.
Un gusto deve rimanere, non può svanire. Il sapore deve protrarsi nel futuro facendoci credere che l’attimo di piacere possa fuggire, stupendoci invece perché resta. Esso infine ha il compito di proiettarci nel passato per pescare le memorie senza tempo che da bambini ci hanno reso felici con un semplice gelato d’estate.