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Domande filosofiche #5: Vita con Lloyd

Claudia Colaneri conduce un laboratorio di scrittura collettiva in un centro diurno per disabili adulti con ritardo mentale. La sfida consiste nel trattare temi “alti”.
Al centro diurno è arrivato il libro Vita con Lloyd, il maggiordomo immaginario di Simone Tempia.

“Tu hai un amico immaginario?”
“Sì, tanti.”
“Tanti?”
“Tutti! Io immagino tutti come amici.”

Commentiamo il dialogo introduttivo del libro di Simone Tempia:

“Cerca qualcosa, sir?”
“Me stesso, Lloyd. Temo di essermi perso qui da qualche parte”
“Credo che sia ora di mettere un po’ di ordine nella sua vita, sir”
“Quello è un lavoro senza fine, Lloyd”
“Senza fine, ma con un ottimo principio, sir”
“Quale principio, Lloyd?”
“Quello di un nuovo disordine in cui potersi finalmente ritrovare, sir.”
“Rimbocchiamoci le maniche, Lloyd”
“Con piacere, sir.”

“Vi capita mai di sentirvi persi?”
“Ci si può perdere in un luogo, un discorso, una situazione.”
“Quando ci perdiamo noi, ce ne accorgiamo; se non ce ne accorgiamo, allora vuol dire che sono gli altri che ci hanno perso.”
“A volte ci si perde anche senza muoversi.”
“Finché sai dove stai, significa che non ti sei perso, sono solo gli altri che non ti trovano.”
“È meglio ritrovare la strada subito, prima che te fanno chiama’ al microfono e te fanno vergogna’.”

Commentiamo pp. 15-16:

“Sir, credo si siano presentati alcuni seri problemi”
“Cosa desiderano Lloyd?”
“Vorrebbero offrirle un viaggio, Sir.”
“Per dove?”
“Credo che possa scegliere, sir. O il cambiamento o l’esasperazione.”
“La differenza, Lloyd?”
“Che al il cambiamento ci si arriva, mentre all’esasperazione ci si è portati, sir”
“Prepara la valigia, Lloyd, parto subito”
“Con piacere, sir.”

“Come si arriva all’esasperazione?”
“Ci arrivi quando la pazienza ti scappa via, per riacchiapparla, arrivi all’esasperazione e t’accorgi che te sei perso pure te.”
“È come essere fachiri e camminare a piedi nudi su un percorso di chiodi che si allunga sempre di più.
Per non camminare più sui chiodi, puoi solo vola’”.

Commentiamo pag. 25:

“Sir, chi sorvola sui torti lo fa solamente per mostrarsi superiore a colui che li ha fatti”
“Alternative Lloyd?”
“Avendone il coraggio, potrebbe appianarlo passandoci sopra con un rullo a comprensione, sir.”
“Mi stai dicendo che ci va più fegato a guidare un cingolato che un aereo, Lloyd?”
“Sir, spesso il coraggio non è nel mezzo, ma nel fine”
“Preparami la tuta da lavoro, Lloyd”
“Con molto piacere, sir.”

“Di fronte a un torto, come ti comporti?”
“Per esempio, quando c’è una zanzara, se ancora non ti ha punto, puoi aprire la finestra e aspettare che esca da sola; ma se ti ha punto, deve mori’”.

Commentiamo pag. 32:

“Lloyd sai dov’è la mia tranquillità? Son ore, giorni e settimane che la cerco!”
“Credo che sia vicino al suo equilibrio sir”
“Lloyd io non ho mai avuto un equilibrio”
“Se è per questo non ha mai avuto nemmeno una tranquillità, sir”
“Ma ce l’hanno tutti…”
“Sir, se mi consente, lei forse sta confondendo la tranquillità con la sua imitazione: la noia”
“E non va bene ugualmente?”
“Sinceramente sir, secondo me è meglio la sua solita sana irrequietezza”
“Dici Lloyd?”
“Certo sir, se non altro è originale”
“Grazie Lloyd”
“Prego sir”

“Cos’è l’equilibrio?”
“Se uno sa stare dritto in piedi, già vuol dire che è un equilibrista bravo e muscoloso. Per non cadere serve l’equilibrio, ma per non cadere serve pure un appoggio, che poi è la cosa più importante. Se l’appoggio è piatto, grande e fermo, è più facile stare in equilibrio; se invece è incerto, bisogna combattere contro la nostra pesantezza che ce vòle butta’ per terra.”