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Domande filosofiche #4: Fame e miracoli

Claudia Colaneri conduce un laboratorio di scrittura collettiva in un centro diurno per disabili adulti con ritardo mentale. La sfida consiste nel trattare temi “alti”.

La Fame
Io alla fame mia me voglio bene perché me fa esse bbòna.
Senza fame il nervoso me farebbe mena’ a tutti, invece la fame me fa solo magna’ senza fa male a nessuno.
Io la fame mia la amo, ce sto sempre a pensa’, come a un fidanzato.
Mentre magno penso che già c’ho fame n’artra volta e so felice.
C’ho una fame che il piatto non me basta e magnerei senza educazione dentro alla padella.
Quando io c’ho la fame, quella bella, che me fa magna’ tutto quello che me pare, arrivano sempre quelli che me parlano de ciccia e malattie.
Poracci! Stanno sempre incazzati. Pe’ quelli la fame è sempre un problema: quando c’è e anche quando nun c’è, e pensano che je fa male tutto. Se so messi in testa che pure io posso mori’ e l’hanno detto al dottore e pure alla mensa del centro diurno.
Mo so tutti preoccupati, invece de esse contenti che sto bòna e non je meno.

Il miracolo di Santa Pazienza
Santa Pazienza era una vecchietta che girava tutto il giorno per le strade.
Appena sentiva uno sbuffo, un lamento, un cheppalle, citofonava e se faceva porta’ su a casa. Siccome era bella grassa, bisognava prenderla in più persone.
Appena dentro casa, se metteva a tavola e davanti a lei, uno ad uno, si sedevano gli stufati.
Santa Pazienza allora si concentrava, chiudeva gli occhi e cominciava a russa’.
Aspetta aspetta, nel frattempo gli stufati si freddavano, la santa si svegliava e il miracolo era fatto.

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