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Come trasformo in gelato lo storico videogame Monkey Island

Chi non aspira a una vita da pirata? I mari del sud, il vento in poppa e litri di Grog. Tesori da scoprire, battaglia da vincere e oro da rubare. Fin da bambino ho reputato Monkey Island, il famoso videogame degli anni ’90, un’opera d’arte, non vogliatemene.

Il sogno di Guybrush Threepwhood, è diventare un pirata. È lui il protagonista del videogioco per eccellenza, di quelli di una generazione passata che hanno formato gli spiriti dei trentenni odierni.
Guybrush non ha le carte in regola per diventare il nuovo Capitano Flint (della moderna serie Black Sails, prequiel de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson). Goffo, buffo ma coraggioso si lancia in un’avventura più grande di lui. Mi viene in mente quando si produce un gelato alcolico, immaginiamoci una crema al Grog, la tipica bevanda dei pirati, alcolica, il freddo fatica a cristallizzare la miscela, sembra l’alcol freni il raffreddamento per dare corpo al gelato, perché è un potente anti congelante e la nostra crema al Grog dovrà essere ben strutturata per poter finire nell’olimpo dei gelati. Un gelato apparentemente non è all’altezza di sopportare l’alcool, è più forte di lui. Ma con la perseveranza, persino un freddo dolce può amalgamarsi al calore di un liquore come il grog.
E alla fine ce la fa, come il nostro Threepwood che impara l’arte dell’insulto durante i combattimenti, naviga su bagnarole per trovare la sua amata rapita dal temibile pirata Le Chuck, tornato dagli inferi, gonfio di odio per comandare i pirati tutti.
Ecco, un pirata dall’aldilà è da combattere con il coraggio di tutte le scimmie delle isole caraibiche; è come accorgersi che in alcune gelaterie, quando il gelato avanza la sera, viene squagliato e mantecato nuovamente il mattino dopo, riportato in vita insomma. Questo, il mio lato piratesco ma gentiluomo, lo definisce uno scempio da combattere a tutti i costi.

Il nostro Guybrush, oltre salvare la sua amata, è alla ricerca di un tesoro, un tesoro sulla fantomatica isola di Monkey Island, dove banane e papaye riposano al sole stuzzicate da scimmie dispettose. Immaginate un fresco sorbetto di banana, impreziosito al posto di parte di acqua da succo di papaya, magari gustato in una noce di cocco dopo aver dissotterrato uno scrigno pieno di ori.

Ma Monkey Island insegna che non è il valore del tesoro il senso di tutto, come può non essere il gusto finale di un gelato, il valore di questi ultimi risiede nel viaggio che si intraprende per raggiungere lo scopo. È l’avventura, il coraggio, il desiderio, la curiosità che muove i nostri intenti anche quando le prove da superare sembrano lontane dalla nostra portata. Siate tutti un po’ Guybrush Threepwood nella vita, ironico pirata dal cuore puro.