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UN SORRISO PIENO DI DENTI

Carmelo cammina rigido, sembra un automa, lo sguardo fisso sull’alternarsi dei suoi piedi, chiusi dentro le Valsport blu. Carmelo ha nove anni, gli occhi mutevoli tra il verde e il castano e una zazzera scura che gli cade fitta sugli occhi. Sua madre lavora nella ditta che fa le pulizie al carcere, suo padre è un secondino. È lì che si sono incontrati. Si sono innamorati e poi è nato lui.

Carmelo è immerso nei suoi pensieri e non si accorge che sta attraversando la strada senza aver guardato prima a destra e a sinistra. Un motorino lo fa sobbalzare, facendogli incassare la testa tra le spalle, e lo spostamento d’aria lo fa rabbrividire.

Carmelo è un ragazzino educato, ma vivace. Glielo dice anche la mamma. “Sei proprio un discolo!”, gli urla, “Mai un momento di pace!” e poi lo strapazza di baci, ma Carmelo non sa cosa voglia dire “discolo”. E poi è uno determinato, non ha mai un attimo di esitazione. Come prima, a casa di Salvatore.

Carmelo non ha un’idea precisa di dove lo stiano portando i suoi piedi. Sarà da più di trenta minuti che cammina, a volte percorrendo le stesse vie già attraversate. Carmelo non sa se andare dai carabinieri o direttamente in carcere, perché questa volta ha proprio fatto una cosa brutta. Si è portato via un gioco da casa di Salvatore, forse lo ha rubato ma non lo dice. I suoi gli hanno detto che rubare è una cosa che non si fa. Glielo dice sempre anche padre Saverio quando va a catechismo. Però in fondo, pensa Carmelo, Salvatore ne ha altri di quei denti da vampiro.

Quando ha visto quel gioco ha voluto subito provarlo. Salvatore gli ha mostrato come funzionava, prendendolo e muovendolo con le mani. Poi Carmelo ha preso i denti e se li è infilati in bocca, incastrando i suoi denti nelle fessure di plastica. Ha serrato le labbra, mettendoci anche una mano sopra, è corso davanti allo specchio dell’armadio e ha aperto la bocca scoprendo i suoi bianchissimi denti da vampiro, per toccare curioso i lunghi canini. Con le mani ad artiglio sollevate sopra la testa, si è avvicinato a Salvatore e gli ha morso un polso, così, per finta, ma gli ha fatto male per davvero. Quello si è messo a piangere e Carmelo, per lo spavento, si è tolto i denti di bocca e se li è messi in tasca. L’amico continuava a piangere e a dire che non voleva giocare più, così Carmelo ha preso e se n’è andato.

Adesso, mentre continua a girare per il paese, nella mente gli frullano pensieri neri impazziti come corvi. Forse dovrebbe recarsi dai carabinieri, raccontare loro quello che è successo, che non lo ha fatto apposta a rubare i denti. E se non gli credono? Se dicono che è proprio un ladro? E poi non lo sai, ragazzino, che potevi trasformare Salvatore in un vampiro, mordendolo con quei denti? Noi lo sappiamo che tu sei un bambino cattivo. Cattivo e pericoloso con quei denti da vampiro.

E allora Carmelo pensa che sarebbe meglio andare direttamente in carcere, raccontare quello che è successo a papà e poi, alla fine, essere chiuso dentro. Per quanto tempo, non lo sa. Magari, quando si sarà stancato, chiederà di uscire e lo faranno tornare a casa. Tanto, lì al carcere ci lavorano papà e mamma, potrà vederli quando vuole e sarà quasi come essere a casa. Però, ci sono anche gli altri carcerati, quelli che hanno fatto le cose brutte e a Carmelo quelle persone non piacciono. Suo padre glielo ha detto tante volte. “Non diventare mai come loro”. Ecco, Carmelo non voleva diventare come loro, ma quello che ha fatto lo fa sentire come uno di loro.

Un colpo di clacson lo fa tornare sulla Terra, distraendolo dai suoi pensieri e Carmelo si ritrova fermo in mezzo a un incrocio.

Torna veloce sul marciapiede e si ferma davanti a un negozio di elettrodomestici. In vetrina c’è una televisione a colori, accesa e senza sonoro. A casa sua hanno ancora quella in bianco e nero, ma papà ha promesso che la cambierà presto. Sullo schermo della televisione in vetrina c’è un cantante nero, ha una tromba in una mano e nell’altra un fazzoletto. Ogni volta che apre la bocca per cantare termina con un sorriso, mostrando una serie infinita di denti bianchissimi. Si vede che cantare lo fa stare bene, lo rende felice. Anche Carmelo non può fare a meno di sorridere. “Quanto mi piacerebbe avere i denti come quest’uomo”, pensa. E vorrebbe tanto sentire anche la voce di quell’uomo, ma anche solo guardandolo si sente meglio.

Finisce la trasmissione e Carmelo stacca gli occhi dalla vetrina per guardarsi intorno. Riconosce la zona, non è lontano da casa. “Mamma sarà in pensiero”, riflette. Con la mano, accarezza i denti da vampiro che tiene in tasca ai pantaloni. L’idea lo colpisce in una frazione di secondo e gli fa strabuzzare gli occhi: basta prendere la forbice, quella lunga che mamma tiene nel secondo cassetto della credenza, tagliare i lunghi canini ed ecco un sorriso con i denti bianchissimi, come quelli del cantante nero! 

Guarda con attenzione a destra e a sinistra e, al momento giusto, attraversa la strada come un fulmine e corre diretto a casa, stringendo nella mano i suoi nuovi denti. Mentre corre, pensa che potrà anche colorarsi la faccia di nero, usando un po’ di lucido da scarpe, e con un fazzoletto in mano sarà proprio come il cantante in televisione. Poi canterà quella canzone che a mamma piace tanto, quella che canta quel cantante italiano, pure lui con un sorriso pieno di denti. Quella che fa “Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua…”.

Sì, farà proprio così. Mamma sarà felice, lo racconterà a papà e tutti insieme rideranno felici. “Però”, pensa Carmelo, “dopo sarà meglio nascondere bene i denti, ché se mamma scopre dove li ho presi, poi si arrabbia e magari mi manda in prigione per davvero!”.

È arrivato all’ultimo incrocio prima di casa, il semaforo pedonale fisso sul rosso, ma lui è così pieno d’entusiasmo che non aspetta, tanto non sta passando nessuno. Inciampa scendendo dal marciapiede, cade e si sbuccia un ginocchio strappandosi i pantaloni. I denti da vampiro sono rotolati lontano. Si rialza, dandosi dello stupido e dandosi pure due manate sui pantaloni per pulirli, poi si abbassa per raccogliere i denti e non vede il camion che sta girando la curva. Si sente un tonfo, poi un rumore leggero, come un cappotto gettato su una cassapanca. L’autista scende, ha gli occhi sbarrati e le mani nei capelli, qualcuno sta gridando da una finestra e i bianchi denti da vampiro sono ancora lì per terra, vicini alla mano di Carmelo ma lontanissimi da lui.

L’autista adesso è accucciato vicino a Carmelo, parla di un’ambulanza e gli accarezza i capelli, sporcandosi la mano di sangue. Carmelo vede tanto buio, ma giurerebbe di aver visto i denti del camionista e anche quelli erano bianchissimi. Come quelli del cantante, come quelli da vampiro.

A mamma e papà sarebbero piaciuti tanto”, pensa. Chiude gli occhi e poi non pensa più.