Ogni storia è un desiderio e qualche volta ci vuole il genio della lampada per farla avverare. Genius ti accompagna nella scrittura della tua storia. Che sia un racconto, un romanzo, un copione, una sceneggiatura, un articolo, la storia della tua vita o della tua famiglia, accanto a te c’è Genius.

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Simone Tempia: “Non cerco l’emozione del lettore, cerco di portarlo in un luogo”

Simone Tempia è un caso letterario e un fenomeno social. I suoi libri pubblicati da Rizzoli, che narrano i dialoghi tra un personaggio di nome Sir e il maggiordomo Lloyd, hanno venduto molte copie e convinto tanti lettori, che l’hanno letto, amato, commentato, disegnato immagini, scritto al suo autore. I suoi follower della pagina Vita con Lloyd su Facebook sono ormai centinaia di migliaia. Il 13 luglio alle 19, Simone Tempia sarà ospite della Scuola di scrittura creativa Genius. E a me è venuta voglia d’intervistarlo.

Hai raggiunto i 200 mila lettori sulla tua pagina Facebook, ti senti più responsabile di prima rispetto al tuo pubblico?
Devo dire che la responsabilità rimane per uno come per 200 mila. Il minuto (o due) di tempo che le persone impiegano a leggere i miei testi è prezioso singolarmente. Mi sento responsabile per ciascuno di quei minuti. In maniera eguale.

Quanto metti del tuo privato sui social? Ti senti sovraesposto?
Vita con Lloyd è davvero la mia vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd. Di mio, quindi, c’è tutto. 
Eppure non mi sento sovraesposto. Questo perché, se noti bene,  il mio nome appare pochissimo nel mondo di Vita con Lloyd. E va bene così.

La tua scrittura è fatta di frasi fulminanti, aforismi, pensieri. C’è un modo per affinare questo stile?
Pensare molto prima di scrivere. Pensare molto dopo aver scritto. Pensare molto quando si riscrive. E non accontentarsi mai di ciò che c’è perché si può arrivare sempre a qualcosa di meglio.

I dialoghi tra il maggiordomo Lloyd e Sir sono molto coinvolgenti per i lettori. C’è chi si sente consolato, chi ci riflette, chi li copia e li condivide sui social. L’avevi previsto oppure ti ha sorpreso?
Sono estremamente e forse ingenuamente inconsapevole. Scrivendo non cerco l’emozione del lettore, cerco di portarlo in un luogo. E in quel luogo, magari, l’emozione arriverà.

Quando un autore parla a tanti lettori, può prestarsi anche a fraintendimenti ed equivoci, ti è mai capitato che le parole e l’immagine di Lloyd siano state usate in situazioni spiacevoli?
Per ora no. Che io sappia. Se dovesse accadere però sarà mia premura capire il perché io sia stato frainteso. E poi, se è il caso, prendere provvedimenti.

Ho la sensazione che le ansie di Sir siano le tue, poi interviene Lloyd che trova un modo per superarle. Anche la saggezza di Lloyd ti appartiene?
Io sono Sir. Totalmente. Anzi, sono la versione sciocca di Sir. Perché quel personaggio è già parecchio più saggio di me. 
Le persone però pensano che i dialoghi di Lloyd siano frutto di domande: mi trovo davanti a un bivio, evoco Lloyd, prendo una strada e tutto è bello. E tutto è migliore. 
In realtà tutto nasce da errori. Errori madornali e quotidiani. Mi trovo davanti a un bivio, prendo una strada, la strada mi porta a infilarmi in situazioni  decisamente sgradevoli. Proseguo. Proseguo e poi, a un certo punto, penso “Ma perché diamine mi son cacciato in questo pasticcio emotivo?”. A quel punto arriva Lloyd.

Molti autori di personaggi seriali sviluppano una sensazione di odio e amore verso i loro eroi. Hai mai avuto la tentazione di strozzare Lloyd?
Il vero rischio è attaccarsi talmente tanto a qualcosa, avere così paura di perderlo, di arrivare a strozzarlo involontariamente. Quello mi preoccupa. Quello mi fa paura.

Ti ricordi qual è stato il primo dialogo tra Sir e Lloyd?
“La sua notte in bianco, sir”
“Ah! Era un po’ che non la vedevamo nel menù, vero Lloyd?”

Quante copie hanno venduto i libri di Lloyd?
Tante quanto basta a definirli bestseller e longseller.

Quando non scrivi i dialoghi e le storie di Sir e Lloyd cosa fai?
Lavoro per “Vogue Italia”. Scrivo altre idee. Registro podcast. Viaggio per il tour. Canto “batti batti le manine” a mio figlio Timoteo e venero silenziosamente mia moglie, la Santa.