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RuPaul, L’uccello padulo e la famiglia che ti scegli da solo

Questi sono i giorni dell’odio analfabeta esibito sui social, del razzismo becero e senza vergogna, del nazi-fascismo da tastiera, ma sono anche i giorni del Pride, dell’orgoglio LGBT che sfila nelle piazze dell’Italia e del mondo mentre su Netflix è da poco andata in onda l’undicesima stagione del programma tv più bello di tutti (sì, anche più di Uomini e donne e Temptation island) e di sempre: RuPaul’s Drag Race.

Il reality, ideato condotto e dominato da “Mama Ru” (la drag queen più bella, famosa e talentuosa del mondo) è una gara in cui quattordici drag queens si contendono il titolo di America’s next drag superstar, ma è anche e soprattutto uno show televisivo in cui si celebra la diversità, l’unicità vissuta come fardello e poi trasformata in creatività, dando spazio e voce a personaggi incarnati da uomini spesso emarginati, incompresi dalle rispettive famiglie di origine, che solo all’interno della comunità LGBT hanno trovato il proprio posto, grazie a nuove “madri” pronte ad accoglierli. 

Ed è proprio questa scoperta dell’autentico concetto di “famiglia” come luogo in cui ti senti al sicuro e puoi essere finalmente “te stesso” che rende indimenticabile L’uccello padulo (Alter Ego 2018), ultimo romanzo di Giovanni Lucchese. Il libro racconta infatti la storia di Billo, rampollo di buona (cattiva) famiglia, bello e ricco, tanto viziato quanto annoiato e desideroso di qualcosa di più, qualcosa che vada oltre le feste e lo sballo, qualcosa che non si può comprare con i soldi, quel calore e quel senso di appartenenza che solo le braccia della trans Mamma Sophie e della sua comunità di personaggi borderline riusciranno ad offrirgli, diventando per il protagonista del romanzo “la famiglia che ti scegli da solo”.