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Rimpiattino con il Potere

Il premio Camões 2019, principale riconoscimento per gli autori di lingua portoghese, è stato assegnato a Chico Buarque de Hollanda. In settembre lo scrittore brasiliano riscuoterà il prestigioso riconoscimento a Lisbona, e non in Brasile, a dispetto della consueta alternanza tra le sedi del Premio, per schivare un imbarazzante incontro tra Chico Buarque e l’attuale presidente Bolsonaro, che non si stimano a vicenda. Per evitare, cioè, di funestare di nuovo la festa, come è avvenuto nel febbraio 2017 a São Paulo durante la premiazione Raduan Nassar, quando l’allora ministro della cultura Roberto Freire intervenne contro il letterato Raduan Nassar, pretendendo che restituisse l’importo pecuniario dal momento che, a suo dire, non meritava affatto il premio. Il video della premiazione vale una visualizzazione con il ministro che dal podio sostiene le sue posizioni in mezzo a una folla invocante Fora Temer, fuori Temer, allora presidente ad interim.
Di certo, l’autorevolezza della commissione di giurati, europei, africani e sudamericani, che ha in passato insignito José Saramago, Jorge Amado, Rachel de Queiroz, Lygia Fagundes Telles, deve averne risentito un bel po’ del finale a sorpresa. Meglio evitare.

Non si tratta certo dell’unico formidabile effetto comico fornito involontariamente da un premio letterario. Nel 1981 la rivista di estrema destra di Buenos Aires, Cabildo diffuse la notizia, “Borges no existe”, “Borges non esiste”, per giustificare l’esclusione dal Nobel di Jorge Luis Borges, attribuita da molti alla discussa partecipazione al pranzo del 19 maggio 1976 con il generale Vidèla, insieme a Ernesto Sabato, al presidente della Società Argentina degli Scrittori Horacio Esteban Ratti e al sacerdote don Leonardo Castellani. Vallo a sapere perché non ha mai vinto. Del resto il Nobel non l’ha riscosso neanche Philip Roth.

Ma la storia che Borges non esista è ghiotta e “Le Monde” la rilancia nel suo supplemento sui libri, “Le Monde des livres” il 7 agosto 1981, con un articolo non firmato. L’articolo, José Luis Borges non esiste (l’avveduto refuso compare nell’originale) riporta quanto afferma la rivista argentina “Cabildo”. Si tratterebbe infatti di un’invenzione di un gruppo di scrittori tra i quali compaiono Leopoldo Marechal, Adolfo Bioy Casares e Manuel Mujica Lainez. (Ah, che disgraziata omonimia per l’incolpevole Pepe Mujica).

I tre, continua le Monde, dopo averne inventato la biografia, procedono alla scelta di un anziano veggente, munito di bastone, da piazzare in quarta di copertina. Vince il casting un poco noto attore, un uruguaiano di origine italiana, Aquiles Rosendo Scatamacchia. L’Accademia reale di Svezia, incaricata dell’assegnazione del Nobel, sventa l’inganno ed evita di premiare l’autore inesistente. Virtù e decoro ristabiliti nel finale. Oplà.

Ci vendica Leonardo Sciascia, in Cronachette, Adelphi, 1998, che sulla questione pubblica il suo articolo L’inesistenza di Borges:

“In un certo senso — in un senso propriamente borgesiano — Borges se l’è voluta. Le sue istanze all’oblio, all’inesistenza, al voler essere dimenticato, al non voler essere più Borges, non potevano, ad un certo punto, con l’aria che tira nel giornalismo, che generare la notizia che Borges non esiste”.

Con l’aria che tira nel giornalismo, avvisava Sciascia. Altro che fake news. Altro che Mark Caltagirone. Ce ne sarebbe da dire. Ma dei seri avvertimenti di Sciascia è bene che parli qualcuno più in gamba di me.