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Finale di spade

È arrivata a raggiungere un milione di firme la petizione su Change.org per richiedere all’emittente televisiva HBO di riscrivere e girare nuovamente la Stagione 8 del Trono di spade. Ormai si fanno petizioni su qualunque argomento, ma in ogni caso il contestato finale della mediocre ottava stagione della serie dice più di quel che sembra. In effetti, qualcosa è successo alla produzione televisiva più acclamata degli ultimi anni, che ha avvicinato al genere fantasy anche chi, come me, non si è mai appassionato. E del resto se sono arrivati a seguirla dodici milioni di telespettatori vuol dire che qualche merito ce l’aveva. Eppure l’ultima stagione è sembrata a molti illogica, slegata, inconsistente. Con scelte banali e soluzioni didascaliche (oltretutto con dialoghi lunghi e noiosi). Qualcuno si è chiesto il perché? E ha trovato una risposta? Non lo so. Comunque io una risposta ce l’ho: la televisione è terribilmente peggiore della narrativa scritta. E per quanto tutti non facciano altro che tessere le lodi delle serie televisive come nuova letteratura popolare, è arrivato il momento di dire che spesso questa fama è usurpata. Io in televisione vedo spettacoli francamente brutti. Tra questi ci metto la scialba conclusione del Trono di spade.
La serie ha soddisfatto i più finché a sostenerla c’è stata l’invenzione originale dell’autore dei romanzi che hanno dato vita a tutta la saga: George RR Martin. Quando Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (questo, come si sa, è il titolo dell’opera letteraria) si sono interrotte e la continuazione della storia è stata affidata ai soli sceneggiatori televisivi, la sensazione di bruttezza è cresciuta. Forse non era un capolavoro neanche prima, magari voleva solo essere un ben dosato polpettone di sesso e violenza, ma una sua efficacia ce l’aveva. E visto di sera all’ora di cena almeno non era soporifero. George RR Martin stesso ha detto qualcosa d’interessante: “L’inverno sta arrivando, quello che vi ho detto molto tempo fa sta accadendo. Sono in ritardo con The Winds of Winter, lo so, ma sto per completarlo. Non posso dirvi quando, ma lo finirò, e poi ci sarà A Dream of Spring. Sento che state per chiedermi: come finirà? Avranno lo stesso finale della serie? Sì. E no. E sì. E no. sì. E no. E sì. Non dimenticate che il mio lavoro è molto diverso da quello di Benioff e Weiss”, i due sceneggiatori della televisione.
Esatto, molto diverso. Prima di tutto nella lunghezza, che nei fantasy talvolta supera qualunque norma: “Loro avevano solo sei ore a disposizione, mentre io vorrei che gli ultimi due libri riempiano almeno 3.000 pagine, e se serviranno altre pagine allora le scriverò”.
Poi Martin si è avventurato con ipotesi sul futuro “vero” della saga che sta scrivendo, sempre che si decida mai a finirla (dopo il grande successo economico che l’ha investito ho i miei dubbi): “I lettori sapranno cosa è successo a Jeyne Poole, Lady Stoneheart, Penny e il suo maiale, Skahaz Shavepate, Arianne Martell, Darkstar, Victarion Greyjoy, Ser Garlan, Aegon VI e a tutta una miriade di personaggi grandi e piccoli che gli spettatori della serie non hanno mai avuto la possibilità di incontrare. E sì, ci saranno anche gli unicorni… in un certo qual modo”.
Ma non è solo una questione di fantasia più o meno sfrenata e nemmeno di pagine a disposizione. Credo che gli sceneggiatori e i produttori si siano detti: – Vabbé, chiudiamola velocemente ‘sta menata. Dopo tutto si tratta solo di televisione.