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Perché devi leggere Calafiore di Arturo Belluardo (Nutrimenti)

Perché è un romanzo potente, una commedia nera, umoristica e feroce.

Perché il protagonista è così tenero che si mangia.

Perché coinvolge molto dell’immaginario collettivo dei nostri anni.

Perché ci sono due cannibali e diversi supereroi.

Perché la citazione di Marx che c’è all’inizio c’entra proprio.

Perché fa ridere e questo basta.

Perché ci sono Fata Fiatella e Cersei Lannister.

Perché le banche sono cattive e certi bancari di più.

Perché è eccessivo senza diventare mai stupido o volgare.

Perché c’è uno che vuole sembrare Hulk ma è solo grasso.

Perché i mafiosi sono cattivi e non hanno neanche un buon sapore.

Perché tutti abbiamo sostato di notte davanti al frigorifero.

Perché ci sono due cugini tali e quali a Stanlio & Ollio, però uno solo è gay.

Perché è un romanzo sul cibo pubblicato da una casa editrice che si chiama Nutrimenti.

Perché l’ha scritto l’autore di Minchia di mare.

Perché adesso ti appiccico un brano qui sotto e capirai.

Mi chiamo Calafiore e ho fame.

Io ho fame, ho sempre fame. Ho sempre avuto fame. Come Galactus, che divorava pianeti a pranzo e lune a colazione; gli anelli di Saturno se li mangiava per aperitivo, come fossero anelli di calamaro o di cipolla fritti, di quelli che fanno da Burger King, che ti ci vogliono due giorni per digerirli e hai un alito che ti riconoscono a cinque metri di distanza.

“Che ti calasti oggi, Calafiore?”, mi prendeva per il culo Cesare Pavoncello, il responsabile dell’Ufficio logistica e beni immobili. “Bambini morti? E che sei comunista, Calafiore, che ti mangi i bambini?”.

Ma io erano anni che non lo ascoltavo più e, quando proprio non lo sopportavo, quando non sopportavo lui e gli altri impiegati e funzionari del Credito Laziale, guardavo la copertina dei Fantastici Quattro numero 45, quella dove Galactus tutto verde sparava con le mani a Reed Richards e agli amici suoi. La copertina me l’ero attaccata a una colonna del caveau, di fronte al mio tavolino e quando mi facevano incazzare la guardavo, inspiravo forte, gonfiavo la pancia più che potevo, stendevo le mani in avanti e gridavo: “Morite, morite tutti quanti, io vi divoro tutti quanti. Io sono Galactus e ho fame!”

Arturo Belluardo, Calafiore (Nutrimenti 2019)

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