Ogni storia è un desiderio e qualche volta ci vuole il genio della lampada per farla avverare. Genius ti accompagna nella scrittura della tua storia. Che sia un racconto, un romanzo, un copione, una sceneggiatura, un articolo, la storia della tua vita o della tua famiglia, accanto a te c’è Genius.

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I dieci errori da non fare quando scrivi un racconto breve

1 – Mancanza di editing. I migliori scrittori scrivono, riscrivono, rileggono e poi riscrivono ancora. I nuovi scrittori tendono a pensare che l’editing significhi solo una breve lettura degli errori di battitura e di ortografia. La prima stesura di un racconto è come un pezzo di legno grezzo che va smussato, pulito e alcune volte anche segato.

2 – Scrittura noiosa. Spesso la fantasia viene lasciata da parte per far spazio all’ideologia. Molti scrittori sembrano spaventati dal guardare oltre e sotto la superficie delle cose. In questo modo si ottengono personaggi noiosi che conducono una vita noiosa. La finzione deve soprattutto intrigare e intrattenere. Perché un ricco uomo d’affari non può essere gentile e compassionevole? Perché gli uomini disoccupati sono sempre pigri, svogliati e senza speranze? 

3 – Troppi dettagli, spesso irrilevanti. Un errore molto comune degli aspiranti scrittori è quello di includere informazioni che non favoriscono la trama, non aiutano la caratterizzazione e non forniscono un senso del luogo e del tempo. Troppe informazioni di base fanno raccontare una storia senza lo spettacolo. Un postino di nome Carmine, tormentato dalla moglie, con una brutta faccia e un passato da ciclista professionista non importa a nessuno se deve solo consegnare una lettera. E’ solo un postino, un elemento sullo sfondo su cui soffermarsi rallenta il ritmo e allontana l’attenzione del lettore.

4 – Nessuna attenzione alla lingua. Troppi scrittori sono così impegnati a “raccontare una storia” che non riescono a scegliere le parole attentamente. Tutti gli scrittori dovrebbero cercare di aumentare il loro vocabolario; non usando parole di fantasia solo per il gusto di farlo – la scrittura dovrebbe essere sempre chiara – ma usando un linguaggio intrigante in modi nuovi. Il vento non soffia solo. Può strappare, ruggire, strangolare, frustare. Non è solo quello che si racconta, ma il modo in cui lo si racconta.

5 – Assenza di immagini e affidamento sui cliché. La finzione spesso risulta piatta perché manca di immagini vibranti e coinvolgenti. E troppo spesso si usano i cliché che suonano solo come similitudini e metafore vuote, flosce e stantie: freddo come il ghiaccio, nero come il carbone. Un personaggio che se ne sta sempre in giro deve stare in giro, sfiorare treni o macchine, vivrà su uno sfondo che si muove. Un personaggio depresso avrà come sfondo tunnel, scantinati, il corridoio vuoto di un ospedale. Definire il primo giramondo e il secondo un depresso non funziona. Il lettore si fida di ciò che accade e non di ciò che uno scrittore pensa.

6 – Nessun senso del luogo. Le persone non sono solo il risultato dei loro geni, ma sono plasmate dall’ambiente in cui vivono. Molti scrittori non mostrano l’ambiente nel quale i loro personaggi vivono e si muovono. Siamo in periferia? E questo cosa significa? Suoni e odori? Che luce c’è? Qual è la vita del personaggio lì? Troppi scrittori lasciano i loro personaggi a galleggiare nel vuoto senza che nessuno dei sensi sia mai coinvolto. La maggior parte degli scrittori descrive come appaiono le cose, ma quello che vuole sapere un lettore è: come si nutre la paura? Di cosa odora la rabbia? Che rumore fa la bruttezza?

7 – Nessuna forma o struttura. Tutta la narrativa, ma soprattutto il racconto, funziona meglio quando si concentra su un personaggio in una situazione che si svolge in uno spazio di tempo ragionevolmente breve. Tempo nel quale quale il personaggio deve subire un cambiamento e le relative conseguenze. Chi prova a scrivere invece parte spesso da troppo lontano, perdendo il fulcro e il senso del racconto. Ancora più spesso si gira intorno al cambiamento e alle conseguenze subite, senza arrivare mai. Il lettore si chiede in continuazione: dove sta andando questa storia? Quando succederà quello che deve accadere? Qual è il punto qui? E se il punto non arriva mai quello che succede è che il lettore si annoia e, nella peggiore delle ipotesi, che smetta di leggere.

8 – Scarse abilità di dialogo. Il dialogo nella finzione non è reale ma deve sembrare reale e allo stesso tempo deve suonare bene. I lunghi discorsi di confessione non funzionano tanto quanto le chiacchiere di circostanza. Nessuno dovrebbe rispondere “Pronto” o “Chi è” in un racconto quando risponde al telefono. Nessuno dovrebbe dire “Guarda che brutte nuvole in arrivo”. Nessuno, quando incontra un amico per strada, dovrebbe dire “Ciao, come stai?” e nessuno dovrebbe rispondere “Io bene, e tu?”. Questo accade nella vita reale, non nella fiction. La fiction serve per evadere dalla vita reale.

9 – Mancanza di conoscenze tecniche. Tutti gli scrittori dovrebbero imparare o rispolverare la loro grammatica imparando perché le cose stanno così. Gli errori più comuni, come la confusione tra “Sì” e Si”, “Qual’è” e “Qual è” fanno apparire lo scrittore come un principiante. Se l’obiettivo è scrivere, bisogna conoscere a fondo le regole. Qualcuno può essere anche abbastanza coraggioso da romperle. Ma per rompere qualcosa, bisogna prima conoscerla bene per costruire qualcosa che funzioni davvero.

10 – Ad alta voce. Un racconto appena scritto è come la birra appena cotta: deve fermentare, non è ancora buona, ha il sapore delle cose non finite. Tutti vogliono chiudere un racconto nel più breve tempo possibile e nessuno lascia il tempo alle materie prime di depositarsi sul fondo, di separarsi dal resto lasciando solo il buono. I racconti devono riposare, almeno una settimana. E dopo una settimana vanno letti ad alta voce. Gli errori salteranno addosso allo scrittore come cani ringhianti! Ed è questo il momento in cui inizia il lavoro dello scrittore: riscrivere, riscrivere e riscrivere ancora.